VEDE BENE CHE NON STAVO SOGNANDO E CHE NON SONO MATTO!
di Osvaldo Carigi
Per diversi giorni, al loro risveglio, durante il mese di giugno del 1965, Maurice Mass e suo padre ebbero la spiacevole sorpresa di scoprire che qualcuno aveva strappato i germogli in un campo chiamato l’Olivol…La mattina del 1° luglio, verso le 5.45, Maurice Masse stava finendo di fumare una sigaretta prima di iniziare il suo lavoro. Stava in piedi presso una montagnola di ciottoli, accanto all’estremità di una piccola vigna adiacente al campo. All’improvviso udì un sibilo e guardò oltre il fianco della collinetta, aspettandosi di vedere un elicottero. Vide invece una «macchina a forma di pallone da rugby, grande approssimativamente quanto un’automobile Dauphine: era posata su sei zampe, con un pilastro centrale affondato nel suolo. Vicino all’oggetto c’erano due “bambini” di circa otto anni (deduzione in base all’altezza), che stavano chini accanto ad una pianta di lavanda». Il coltivatore pensò che fossero i vandali che gli avevano danneggiato le piante, e si avvicinò furtivamente passando attraverso la vigna. Quando si accostò, vide che quegli esseri non erano bambini: uscì allo scoperto e avanzò verso di loro. Quando arrivò a circa cinque metri da loro, uno degli esseri si girò e gli puntò contro uno strumento che sembrava una matita. L’uomo fu bloccato di colpo e non riuscì più a muoversi. Aimé Michel (1) ha avanzato l’ipotesi che Masse fu immobilizzato da una specie di suggestione ipnotica. Se si fosse trattato di una paralisi muscolare, sarebbe morto. Secondo la testimonianza di Masse, gli esseri erano alti meno di un metro e venti, e indossavano “abiti” aderenti di un verde grigio, ma avevano la testa scoperta. Le loro teste sembravano “zucche”; avevano guance carnose occhi grandissimi a mandorla che arrivavano fin sui lati della faccia, bocche a fessura, o “buchi”, senza labbra e menti molto appuntiti. Emettevano suoni simili a grugniti o brontolii dalla parte centrale del corpo. Il testimone non rivelò quello che successe tra lui e gli intrusi, ammesso che successe qualcosa, ma disse che dopo un po’ gli esseri rientrarono nella loro “macchina”. Maurice Masse afferma di averli visti mentre lo guardavano dall’interno dell’oggetto, mentre le “zampe” dell’apparecchio roteavano e rientravano. Poi si udì un tonfo causato dal pilastro centrale, e la macchina si sollevò e si allontanò fluttuando silenziosamente. A venti metri scomparve, benché le tracce del suo passaggio in direzione di Manosque si potessero vedere sulle piante di lavanda per una distanza di quattrocento metri (2). L’otto agosto del 1965 a Valensole, Aimé Michel, accompagnato da suo fratello Gustave, funzionario di polizia, incontrò Maurice Masse per cercare di avere da lui altri particolari sull’accaduto senza però riuscirci. A questo punto si verificò quello che Charles Bowen (3) ha definito «un avvenimento molto significativo».
Occorre precisare che Aimè condusse uno studio particolareggiato sull’incidente di Socorro e tra i documenti pervenutigli dai suoi contatti americani c’è anche una fotografia a colori dell’oggetto visto da Lonnie Zamora, ricostruito secondo la descrizione fatta dallo stesso agente di Socorro. Aimé Michel aveva con sé questa fotografia e la tirò fuori dalla propria borsa mostrandola a Masse: «L’effetto fu fantastico ebbi l’impressione che, vedendo quell’immagine, Masse stesse per esalare l’ultimo respiro, come se stesse guardando in faccia la morte. In un primo momento credette che qualcuno avesse fotografato la sua macchina. Quando venne a sapere che quella era stata vista negli Stati Uniti da un poliziotto, sembrò alquanto sollevato e mi disse: “Vede bene che non stavo sognando, e che non sono matto”!!!».
1 - Scrittore e filosofo francese, specializzato in ufologia (Saint-Vincent-les-Forts, 1919 - 1992).
2 - “Brief outline of the incident at Valensole on July 1, 1965” - Flying Saucer Review Vol. 14 N. 1, Gennaio/Febbraio 1968
3 - “Gli Umanoidi - identikit degli extraterrestri” di Charles Bowen, pag. 268