Marziani!
di Osvaldo Carigi
Neark Valley, stato di New York. Gary Wilcox ha appena finito di concimare un campo nella sua fattoria e decide di recarsi in un campo vicino per verificare se è sufficientemente irrigato. Durante il cammino prova la strana sensazione che «sta per succedere qualcosa» e un qualcosa di straordinario accade! Un velivolo argentato di forma ovoidale (vedasi la descrizione fatta dallo stesso Wilcox) si materializza dal nulla davanti a lui! Misura sei metri di lunghezza, quattro-cinque di larghezza e circa un metro e venti di spessore. Wilcox non ha nemmeno il tempo di riprendersi dalla sorpresa che vede uscire dalla parte inferiore dell’oggetto, due omini dai lineamenti indistinguibili, alti all’incirca un metro e venti, rivestiti di tute color argento. Uno dei due esseri si avvicina al giovane rassicurandolo circa le loro intenzioni. Entrambi gli alieni reggono fra le braccia vassoi carichi di campioni del suolo e iniziano a conversare con Wilcox, ponendogli molte domande sulla natura dei concimi, ricambiando con preziose informazioni sulla scienza e la meccanica spaziale, andate purtroppo perdute in quanto incomprensibili per il giovane fattore. I piccoli visitatori dicono di provenire da Marte (probabilmente più un pianeta di “appoggio” che di origine) e rivelano a Wilcox importanti futuri cambiamenti nell’universo, tali da avere un inevitabile effetto sul nostro sistema solare. Affermano, altresì, che forse Marte un giorno occuperà il posto oggi occupato dalla Terra e prima di smaterializzarsi (*) chiedono a Wilcox un campione del suo concime.
(*) A proposito della materializzazione e smaterializzazione improvvisa dei visitatori, la loro preoccupazione era quella di essere stati notati. Affermarono che non avrebbero dovuto essere visibili al di là di un raggio di trenta metri (a quanto sembra, questo tipo di veicolo spaziale deflette i raggi luminosi) e che preferivano utilizzare quel meccanismo durante il giorno, piuttosto di correre il rischio di venire individuati a causa della luminosità irradiata dal loro mezzo durante la notte» (da “Storia dei Dischi Volanti” di Brinsley Le Poer Trench, IIED 1979).
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