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sabato 31 agosto 2024

IL CASO KELLY HOPKINSVILLE

NON ERANO VERDI!

di Osvaldo Carigi



Sabato 22 agosto 1955, il quotidiano “Evansville Press” dell’Indiana titolava in prima pagina: “I kentuckiani comunicano di aver fatto a fucilate con gli omuncoli dello spazio”. Lo stesso giorno anche il “Kentucky New Era” pubblicava: “Storia di una nave spaziale: avvistati 12 ometti. Presunto raid, la scorsa notte, di uno strano gruppo in una fattoria di Kelly. I rapporti ci dicono che le pallottole non hanno colpito i visitatori”… Secondo quanto riferito, la maggior parte delle indagini furono condotte dall’Aeronautica, cui si aggiunsero una dozzina di ufficiali dello Stato, delle contee di Christian e di Hopkins, intervenuti sulla scena del “combattimento” tra le 23.00 (ora locale) e la mezzanotte, rimanendo sul posto fino alle due del mattino, senza vedere nulla che dimostrasse o confutasse la storia della nave e dei suoi occupanti. La fattoria si trovava sulla Old Madisonville Road, circa tredici chilometri a nord di Hopkinsville. La proprietà era occupata da Cecil (Lucky) Sutton, testimone tra i tanti di quanto avvenuto quella sera. Nella tenuta, al momento dell’accaduto, c’erano circa dieci o dodici persone, compresi diversi bambini, ma gli investigatori non sono stati in grado di determinare esattamente chi dei presenti in realtà abbia affermato di aver visto i “piccoli uomini” della nave spaziale. Solo una persona è stata citata direttamente dagli agenti, identificata come tale Billy Ray Taylor, un ospite della fattoria originario della Pennsylvania, che ha fornito la descrizione di qualcosa simile ad una nave spaziale. Né Sutton né Taylor erano a casa quando gli agenti sono tornati sulla scena la mattina successiva. La storia è “venuta alla ribalta” intorno alle undici di sera, quando due auto, una con la targa della Pennsylvania, sono arrivate fino al quartier generale della polizia di Hopkinsville. Gli ufficiali presenti hanno riferito che le due auto contenevano almeno cinque adulti e diversi bambini. Tutti sembravano molto agitati. I portavoce del gruppo hanno raccontato di come una cosa simile a una nave spaziale o a un disco volante sarebbe atterrato sul retro della loro casa, vicino a Kelly, e che 12 o 15 “piccoli uomini”, alti circa un metro e mezzo, usciti da una presunta astronave, che si erano avvicinati al casa dando battaglia contro gli occupanti. «Abbiamo bisogno di aiuto, li stiamo combattendo da quasi quattro ore», dissero. Quattro poliziotti della città, il capo Russell Greenwell, TC Gross, Dorris Francis e Gray Salter, arrivarono sulla scena per verificare di cosa si trattasse. Il gruppo fu raggiunto successivamente da quattro agenti della Polizia Militare, due vice sceriffi della contea di Hopkins e almeno tre agenti della stazione di Madisonville, RP Ferguson Jr., GW Riley e il vice sceriffo George Batts. I primi arrivati trovarono la scena deserta. Le due auto dei testimoni tornarono alla fattoria di Kelly solo dopo il sopralluogo dei poliziotti. Gli ufficiali hanno riferito di non aver trovato tracce di “ometti”, né segni o tracce che indicassero l’atterraggio di un velivolo sul punto descritto dietro la casa. C’era però un buco nel vetro di una delle finestre della fattoria, prodotto da un colpo di fucile sparato da un testimone contro uno dei presunti visitatori. Sia il capo Greenwell sia il vice sceriffo Batts hanno detto di aver ascoltato approssimativamente la storia riportata dalle famiglie Sutton e Talylor, ancora terrorizzate ed eccitate da quanto accaduto loro (1). Verso le 19.00 (del 21 agosto 1955) uno degli uomini, uscito di casa per prendere un secchio d’acqua, avrebbe visto quello che sembrava un disco volante sorvolare gli alberi e atterrare in un campo, in un punto di un isolato dietro la fattoria. Non ci fu alcuna esplosione, solo un suono semi-sibilante, e l’uomo tornò in casa riferendo agli altri occupanti quanto aveva visto. Poco dopo uno dei testimoni avrebbe visto alcuni «ometti con grandi teste e lunghe braccia» avvicinarsi alla fattoria. Dalla descrizione gli uomini avevano occhi e mani enormi, sproporzionati rispetto ai loro piccoli corpi. I visitatori indossavano quello che sembrava essere una placca di metallo. A questo punto Sutton e Taylor si sarebbero armati rispettivamente di un fucile da caccia e di una pistola calibro 22. Uno a uno, ognuno dei piccoli uomini avrebbe premuto la sua faccia sul vetro della finestra. Fu allora che gli ospiti della fattoria spararono contro i visitatori indesiderati un colpo d’arma da fuoco, che trapassò il vetro della finestra facendoli scomparire.

Elmer Sutton e Billy Ray Taylor davanti all’entrata della fattoria assalita dai piccoli “visitatori” spaziali.
I testimoni decisero, quindi, di andare fuori e vedere se i visitatori erano stati colpiti. Taylor uscì per primo. Una volta sulla porta d’ingresso sarebbe stato afferrato per i capelli da una mano enorme, spuntata dalla tettoia sopra la porta. L’aggressore “alieno” si sarebbe staccato quasi subito, permettendo ai due uomini di uscire all’esterno. Uno degli strani ometti era appollaiato su un albero vicino, un altro in cima alla casa. Un colpo del fucile di Sutton ne fece cadere un terzo, probabilmente senza ferirlo, che scomparve nell’oscurità. Secondo quanto riferito, Taylor avrebbe aperto il fuoco su altri membri del gruppo di invasori con scarso effetto. La battaglia sarebbe andata avanti per un po’. Fu solo al momento opportuno, quando gli occupanti della casa si sentirono più sicuri, che salirono sulle loro autovetture per recarsi a Hopkinsville in cerca di aiuto. Il vice sceriffo Batts ha riferito che sono state utilizzate ben quattro scatole di pallottole calibro 22 e che un vicino avrebbe detto di aver sentito sparare, ma di aver distinto solo circa quattro colpi scambiandoli per petardi. La maggior parte degli ufficiali rimase sul luogo dell’incidente per più di due ore. Complessivamente si trovavano sulla scena circa venticinque persone. L’unico momento di tensione, durante la permanenza degli ufficiali sul luogo, fu quando un poliziotto pestò la coda di un gatto, mentre camminava nell’oscurità vicino alla casa. Le grida del gatto, per qualche secondo, causarono un’allarmante attività e lo scompigliato movimento da parte dei presenti. Due agenti che sono tornati nella zona di Kelly all’inizio di quella mattina hanno riferito di aver sentito che i “piccoli uomini” erano riapparsi nei pressi della casa di Sutton verso le 3:30 del mattino. Altri investigatori arrivarono a Kelly nella tarda mattinata dello stesso giorno, ma fu detto loro che Sutton e Taylor erano andati a Evansville. Gli ufficiali, che avevano visitato la scena dell’incidente durante la notte, furono riluttanti a esprimere un’opinione in merito a quanto accaduto, anche se tutti i funzionari sembravano essere d’accordo sul fatto che quanto raccontato dai testimoni non era frutto di abuso di alcol. L’unico commento esplicito arrivò da Frank Dudas, sergente della polizia della città, che non era in servizio la sera del presunto “incontro ravvicinato” e che non aveva ancora visitato la scena. Allora dichiarò: «Penso che l’intera storia sia assolutamente possibile». Il sergente Dudas era uno dei due poliziotti della città che riferirono di aver visto tre dischi volanti una mattina di quell’estate. Per questo aveva aggiunto: «So di averli visti e se li hanno visti anche loro, la storia di Kelly potrebbe essere vera». Il caso Kelly-Hopkinsville, occorso la sera del 21 agosto 1955, catalogabile tra gli incontri ravvicinati del terzo tipo, è una delle “storie di UFO” più controverse e dibattute circa la sua autenticità a sfavore della quale si sono formulate le seguenti “ipotesi”: 
- Un esempio di pseudoscienza, citata dagli psicologi Rodney Schmaltz e Scott Lilienfeld, secondo i quali la vicenda è una “exstraordinary claim” (“caso straordinario”) che aiuta gli studenti a sviluppare capacità di pensiero critico. 
- Un incidente dovuto ad animali (scimmie) fuggiti da un circo, sempre ammesso che ve ne fosse uno all’epoca attivo nella zona di Kelly. Tale ipotesi risulta improbabile se confrontata con le numerose testimonianze, che riportano una sparatoria con decine di colpi di arma da fuoco esplosi contro gli ipotetici “invasori”. Qualora i suddetti animali fossero erroneamente stati scambiati per strane creature dagli occupanti della fattoria, sarebbe impensabile che neppure un cadavere ne sia rimasto al suolo. «E poi - come ebbe a precisare Hynek - le scimmie non fluttuano giù dagli alberi: saltano o cadono. In ogni caso non ho trovato traccia della presenza di un circo!». 
- La presenza di gufi reali cornuti scambiati per mostriciattoli alieni dai testimoni. Paladini di questa ipotesi, acclarata anche dai già citati Schmaltz e Lilienfeld, sono Joe Nickell e Brian Dunning. Il primo, noto scettico, investigatore del paranormale e Senior Research Fellow per la Commissione (CSI) affermò che i testimoni potrebbero aver erroneamente scambiato per mostriciattoli dei grandi gufi cornuti, uccelli notturni che volano in silenzio e difendono i loro nidi. Dunning è uno scettico, scrittore e produttore americano (2), che sottolinea le troppe somiglianze tra le creature riportate dai testimoni e una aggressiva coppia di grandi gufi reali cornuti, la cui altezza (all’incirca 2/3 di un metro) combacia con quella delle strane creature aliene.  
- “Squilibrio emotivo” di natura religiosa, evocato dal maggiore dell’Aeronautica Militare John E. Albert, il quale si occupò formalmente di questa vicenda anche se corre l’obbligo di specificare che ufficialmente l’Air Force non ha mai svolto indagini ufficiali su questo incidente. «Il 22 o il 23 agosto del 1955 - disse - alle otto del mattino, ascoltando un notiziario radio, venni a conoscenza dell’avvistamento di Kelly. Poiché mi trovavo a Gracey, Kentucky, in viaggio verso la base aerea di Campbell, dove sono istruttore degli ufficiali di complemento, telefonai alla base e chiesi se sapessero qualcosa di un preteso avvistamento UFO. Mi risposero di no e mi suggerirono, dato che ero nella zona, di fare qualche indagine in proposito. Quindi mi recai immediatamente sul posto e localizzai l’abitazione della signora Langford (ovvero la fattoria in argomento)». Il Maggiore Albert dichiarò che la sera dell’avvistamento la Langford, i suoi figli e le rispettive mogli, nonché alcuni amici avevano partecipato a un raduno religioso della Holy Roller Church, una setta cui apparteneva, secondo Albert, la predetta signora. Sempre secondo Albert, durante il raduno il gruppetto avrebbe raggiunto un grado di eccitazione tale da procurare loro uno «squilibrio emotivo» che, aggiungo io, li avrebbe portati poi a “vedere” i famosi terribili mostriciattoli alieni. Ma, come evidenziato da Hynek nel suo “Rapporto sugli UFO”, le dichiarazioni di Albert erano prive di fondamento, in quanto la Langford non apparteneva alla setta citata dall’ufficiale, bensì ai Trinity Pentecostal, le cui funzioni religiose sono di “tipo normale”, quindi non sarebbe possibile ipotizzare nessun squilibrio e di conseguenza nessuna successiva “visione” causata da uno stato emotivo “alterato”. Probabilmente la fonte delle errate informazioni di Albert è il vicesceriffo George Batts, uno scettico dichiarato. 

I “Little Men” disegnati da Andrew (Bud) Ledwith su descrizione di Elmer Sutton, J.C. Sutton e O.P. Baker. 


 
 




La CIA si è interessata al caso? 
Tale congettura è presente nel libro del giornalista investigativo e scrittore americano Hank Albarelli “A Terrible Mistake: The Murder of Frank Olson and the Cias Secret Cold War Experiments”. L’ufologo ricercatore Nick Redfern in un suo articolo datato 8 ottobre 2015 (3) scrive: «Il libro di Albarelli rivela che a un certo punto, all’inizio del 1956, la CIA chiese a un certo individuo di “indagare in modo discreto sugli eventi che circondano un oggetto aereo non identificato e il relativo fenomeno assistito nei cieli e sul terreno in Kentucky”». Albarelli conferma che il caso descritto era l’affair Kelly-Hopkinsville. Per quanto riguarda l’individuo che fu incaricato di indagare sul caso per conto della CIA, era un uomo di nome John Mullholland (4). Va sottolineato che, sebbene il libro di Albarelli includa circa una pagina e mezzo sulla controversia di Kelly-Hopkinsville, l’autore nota che non conosciamo l’esito delle indagini di Mulholland sul mistero o se esista un qualche rapporto o altra documentazione. Tuttavia, dato il nuovo interesse sul caso, forse è tempo che qualcuno svolga un lavoro investigativo e scavi più a fondo nella questione dei “Goblin” di Kelly-Hopkinsville, della CIA e della trasformazione in agente segreto del mago John Mullholland. Forse emergerà qualcosa di interessante. Ma cosa ne pensa Albarelli su questa faccenda? L’ho chiesto direttamente all’interessato. 
OSVALDO CARIGI (O.C.): Nel caso Kelly-Hopkinsville è coinvolta la CIA? 
HANK ALBARELLI (H.A.): «La CIA potrebbe essere stata coinvolta, ma non ci sono prove documentate che lo fosse. Erano molto interessati a questo tipo di avvenimenti. E hanno osservato da vicino l’evento del Kentucky attraverso Mullholland e, eventualmente, altri investigatori». 
O.C.: La storia del mago John Mulholland e del suo libro “The official CIA manual of trickery and reception” è molto particolare… 
H.A.: «Sì, lui era un contractor della CIA». 
O.C.: Le entità extraterrestri (i mostriciattoli) del caso Kelly-Hopkinsville sono, a tuo parere, un trucco, un inganno (un “trick”) di Mulholland? 
H.A.: «No». 
Ho domandato ad Albarelli anche cosa ne pensasse delle teorie di Schmaltz, Lilienfeld, Nickell e Dunning riguardo la vera “natura” dei mostriciattoli descritti (e subiti) dalle famiglie Sutton e Taylor, e mi ha risposto senza indugio: «Non sono affatto d’accordo». 
Il “The Messenger” di Madisonville (KY), nell’edizione del 2 agosto 1955, riportò le dichiarazioni di due astronomi, uno a Lexington e uno a Louisville. Il primo disse che creature come i “piccoli uomini” non potrebbero esistere nel nostro sistema solare (perché provenivano dal nostro sistema solare?), e il secondo che il rapporto era immaginazione! Insomma, il caso Kelly-Hopkinsville è stato un vero e proprio evento o un fake? 
JOHN VENTRE (--): «Il caso Kelly-Hopkinsville è menzionato in “Air Force Physics 370 Course”, capitolo 33.4 “Human Fear and Hostility”, dal 1968 al 1970. Quindi non è un fake. Nel documento si afferma che è stato uno dei primi casi UFO. Al corso in questione tenutosi a Colorado Springs - spiega Ventre - hanno partecipato i nostri cadetti»(5). 
KATHLEEN MARDEN «Questo caso, come tanti altri, è stato avvolto in una sorta di falsa mitologia moderna, che non è coerente con i fatti relativi agli eventi reali. Ho ascoltato le testimonianze dei membri della famiglia e ho cercato di mettere insieme i fatti relativi a questo caso. Alla fine, penso che sia stato un vero e proprio “incontro ravvicinato”». 
HANK ALBARELLI: «Non è un fake». 
PRESTON DENNETT: «Si tratta di un evento reale». 
JEROME CLARK (6) : «Le indagini svolte dalla polizia, dagli ufficiali dell’Air Force di Fort Campbell e dagli ufologi civili, non hanno portato alla luce prove che si tratti di una bufala». 
ALLAN HENDRY (7): «Il caso in questione si distingue per la durata e il numero di testimoni coinvolti». 
E il Progetto “Blue Book”? Prese in considerazione Kelly-Hopkinsville? No, non indagò mai ufficialmente seppure è stato registrato nei file del progetto con il numero di “Caso 10073”. Perchè? Leggiamo insieme cosa scrisse in proposito l’ex capo del progetto “Blue Book” dell’Air Force statunitense, il Capitano Edward J. Ruppelt nel suo libro “The Report on Unidentified Flying Objects”: «Accanto al file “Dati insufficienti” ce ne era uno contrassegnato come “CP”. In questo file erano riportati tutti i rapporti di persone che: avevano parlato con equipaggi di dischi volanti, oppure avevano ispezionato quelli atterrati negli Stati Uniti, o avevano viaggiato a bordo di dischi volanti; ma secondo gli standard del progetto “Blue Book” non si trattava di “buoni” rapporti sugli UFO».
Questo è il motivo per cui, sebbene esista il file del caso Kelly-Hopkinsville, catalogato come “Non Identificato”, esso non compare nell’elenco ufficiale dei quasi 700 casi ancora “non spiegati”. Perché qualsiasi rapporto in cui venivano menzionati “esseri” o “creature” di aspetto non terrestre veniva respinto, in quanto per gli investigatori del “Blue Book”, tale tipologia di eventi era considerata “impossibile”, essendo, a loro parere, nient’altro che il frutto di una bufala o delle invenzioni di persone mentalmente squilibrate. A tutto ciò aggiungete che il personale dell’Air Technical Intelligence Center (ATIC) era ovviamente molto più interessato alle segnalazioni di “macchine volanti”, che includessero informazioni tecniche come velocità, aspetto, manovrabilità. A buon intedintor… 
Il mio “modus operandi” nel comporre un articolo mi porta inevitabilmente a cercare, oltre alle dovute ricerche documentali, “fonti” testimoniali più o meno dirette e magari anche esclusive. Nel caso di Kelly-Hopkinsville, dopo aver “battuto” in lungo e largo e con pazienza il Web, sono riuscito a contattare via e-mail due persone “coinvolte” molto da vicino: Frank Brown e Geraldine Stith. Chi sono costoro? Iniziamo dal primo. Frank Brown è il presidente della Kelly Community Organization (KCO), un’organizzazione senza scopo di lucro costituita per servire le persone della la comunità di Kelly. L’obiettivo princiale del KCO al momento è la costruzione di un parco e di un centro comunitario che comprenderà un’area di apprendimento per aiutare coloro che hanno bisogno di ottenere un GED (8) o una formazione migliore, un tutoraggio per loro e per i nostri figli. L’organizzazione è stata inizialmente avviata come un programma di sorveglianza del vicinato dal Community Emergency Response Team (CERT) che lo ha promosso e ha raccolto i fondi. 
OSVALDO CARIGI (O.C.): Frank, gli scettici hanno evocato le più disparate teorie atte a smontare la versione non “terrestre” di quanto accaduto alla fattoria Sutton. Qual è la tua opinione? 
FRANK BROWN (9): «Ci sono molte opinioni riguardo agli eventi del 21 agosto 1955 avvenuti a Kelly, nel Kentucky, ma di una cosa sono certo: qualcosa è accaduto a quella famiglia, in quel caldo agosto, qualcosa che ha cambiato per sempre le loro vite». 
O.C.: Ho letto che Spielberg si è ispirato al caso Kelly-Hopkinsville per realizzare il suo “E.T.”. Puoi confermarlo? 
F.B.: «Sì, Steven Spielberg ha basato la storia di E.T. sull’incontro di Kelly. Come titolo originale aveva scelto “Cieli Bui”, ma poi decise di cambiare quel titolo così tetro in qualcosa di più leggero». 
O.C.: Dopo il famoso incontro ravvicinato in argomento, vi sono stati altri avvistamenti o incontri nell’area Kelly-Hopkinsville? 
F.B.: «Sì, nella stessa area diverse persone hanno riferito di aver visto degli UFO e di aver fatto strani incontri dopo il famoso evento del 1955. È interessante notare che questo evento è nominato anche nel libro dell’operazione “Blue Book”, condotta dal reparto investigativo dell’Aeronautica americana. È uno degli incontri su cui si è più investigato, senza mai riuscire a dimostrarne né la veridicità né l’infondatezza». 
O.C.: Frank, parlaci del “Kelly Little Green Men Days Festival” (10) che si tiene ogni anno 
F.B.: «Quella di Kelli-Hopkinsville è un tema affascinante e abbiamo deciso di creare un festival annuale, il “Little Green Men”. Il festival ha riunito la comunità e rafforzato il nostro impegno verso i nostri vicini, la nostra comunità e l’orgoglio che abbiamo per la comunità di Kelly. Vogliamo che sia la miglior festa annuale della contea, piena di divertimento, per attirare persone da tutta l’America... e dal mondo. Oltre a giochi, stand, gadget e spettacoli musicali e anche possibile vedere la riproduzione di un disco volante alto undici metri e mezzo». 
L’altro personaggio molto importante per il caso Kelly-Hopkinsville è una donna, Geraldine Stith, che mi contattò scrivendomi via e-mail: «Mi chiamo Geraldine Stith, sono figlia e nipote di chi ha vissuto l’incidente di Kelly. Sono la figlia di Elmer Sutton, la nipote di Glennie Lankford. I miei zii JC Sutton, Lonnie & Charleston Lankford e Mary Lankford erano tutti lì quella notte». 
OSVALDO CARIGI (O.C.): Cosa ti ha raccontato tuo padre? 
GERALDINE STITH (G.S.): «Mio padre ci ha detto tutto quello che è successo. Ecco perché ho scritto due libri sull’argomento». 
O.C.: Puoi dirci con esattezza chi c’era nella fattoria Sutton durante il famoso “assalto” delle creature? G.S.: «Elmer Lucky Sutton, mio padre, Glennie Lankford, mia nonna, JC e Alene Sutton, mio zio e mia zia, Vera Sutton, allora la moglie di mio padre, Lonnie, Charleton e Mary Lankford, miei zii e zia, OP Baker, il fratello di Alene, Billy Ray e June Taylor, amici». 
O.C.: I mostriciattoli visti da tuo padre e dagli altri testimoni somigliano a quello raffigurato nell’immagine che ti ho inviato? 
G.S.: «Questo è un disegno che in realtà raffigura sostanzialmente uno degli esseri. I testimoni sono stati portati individualmente in una stanza, dove nessun altro poteva sentire, per descrivere ciò cui avevano assistito». 
O.C.: Le creature protagoniste del caso Kelly-Hopkinsville, vengono descritte come “Little Green Men”, ma in realtà in nessuna deposizione si è parlato di “omini verdi”. Puoi confermarmi questa mia obiezione? 
G.S.: «Erano di un colore grigio piombo. Il termine “uomini verdi” è stato usato per la prima volta da un giornalista con riferimento al colore verde smeraldo ed era un termine più che altro in voga, per identificare esseri di altri mondi…». 
O.C.: C’è molta confusione sul numero dei mostriciattoli…quanti erano in realtà? 
G.S.: «Mio padre diceva sempre che non ce n’erano più di tre, al massimo quattro. Riteneva che fossero sempre gli stessi, e che continuassero a tornare». 
O.C.: Quelle creature emettevano dei suoni? 
G.S.: «No, non emettevano alcun suono. I testimoni notarono, però, che quando le colpivano sentivano un rumore come se si centrasse qualcosa di metallico». 
O.C.: A tal proposito, queste creature indossavano una sorta di protezione, una corazza che potesse giustificare una vibrazione simile? 
G.S.: «Da quello che potevano vedere, non sembrava che fossero vestiti, ma non ne erano sicuri. Nei disegni le creature non sembrano avere protezioni o corazze».
O.C.: Sempre dalle testimonianze sembra che questi esseri non avessero “cattive intenzioni” nei confronti dei presenti nella fattoria Sutton. Mi ha molto incuriosito il fatto che avanzassero tenendo le braccia alte come in segno di “pace” (anche se secondo alcuni era un atteggiamento decisamente minaccioso)… 
G.S.: «Sì, è possibile che quelle creature cercassero di stabilire un contatto e sembravano anche innocue. Mia nonna disse a mio padre: “Forse sono solo curiosi e non hanno intenzione di fare del male a nessuno”. Ma mio padre e mio zio, da campagnoli quali erano, non intendevano correre il rischio: per loro era meglio prima sparare e dopo fare domande! D’altronde non avevano idea di cosa potessero essere». 
O.C.: Cosa vide Billy Ray Taylor quella notte? Una meteora o uno “strano” velivolo (un UFO)? 
G.S.: «Billy Ray era abbastanza sicuro di aver visto un tipo di velivolo che non aveva mai visto prima. Era d’argento e aveva i colori dell’arcobaleno che scorrevano dietro di esso». 
O.C.: I testimoni hanno subito “pressioni” per non rivelare quello che era loro successo? 
G.S.: «No che io sappia, fu tutto insabbiato. Volevano che tutto finisse nell’oblio, la mia famiglia, i militari… e così fu». 
O.C.: Ti chiedo scusa per questa domanda: all’epoca dei fatti non eri ancora nata? 
G.S.: «Non ero ancora nata. Infatti i miei genitori erano ancora sposati coi loro primi coniugi, e non si incontrarono se non alcuni anni più tardi. Mia mamma viveva a Kelly a quel tempo, e raccontava che tutti gli abitanti del luogo temevano che gli “uomini verdi” potessero tornare. Lei e suo marito avevano sette figli!». 
O.C.: Qual è la tua opinione circa la “natura” degli omini di Kelly-Hopkinsville? Erano alieni? 
G.S.: «Cerco sempre di rimarcare il fatto che qualcosa è accaduto quella notte. Furono visitati da qualcosa, Non so se fosse un extraterrestre o un oggetto paranormale che cercava di spiarli o introdursi in casa. Io tendo a pensare che fossero alieni, anche a giudicare da quello che altre persone dicono di aver visto e sentito». 
O.C.: Tuo padre e gli altri testimoni erano spaventati dall’idea che quelle creature potessero tornare? G.S.: «Conosco mio padre, e da ciò che racconta di aver visto quella notte, posso confermare che si era realmente imbattuto in qualcosa. Aveva paura, credo perché pensava che ci fosse sempre la possibilità di un loro ritorno. Tutti i presenti, quella notte, rimasero segnati da ciò che videro e da ciò che dovettero fare, perché non avevano idea di cosa fossero quelle creature. E io terrò fede a questa storia fino alla morte. Quella notte a Kelly c’era qualcosa di soprannaturale!». 
Nel corso delle mie ricerche sul caso Kelly-Hopkinsville ho letto che una delle versioni “non ufologiche” (che io sappia mai riscontrato in altri casi) è che la sera dell’incidente, la signora Langford e la sua famiglia erano in uno stato di “squilibrio emotivo”, in quanto avevano partecipato ad un raduno religioso presso la Holy Roller Church. Questo stato emotivo li avrebbe poi portati a “vedere” l’assalto di inesistenti strane creature. Ma la signora Langford apparteneva alla Trinity Pentecostal, le cui funzioni religiose sono normali… 
O.C.: Puoi spiegarci esattamente come stanno le cose? 
G.S.: «Fu solo una delle tante scuse che presentarono. Mia nonna e i ragazzi erano stati in chiesa quella sera, ma non il resto della famiglia. Quindi affermare che tutti quanti avessero avuto le visioni è una cosa che non ha alcun senso».
O.C.: Un serio rapporto sui fatti accaduti in quella lontana calda sera d’agosto lo si deve a Bud Ledwith, all’epoca commentatore tecnico alla stazione radio WHOP di Hopkinsville… 
G.S.: «Bud era un giornalista, e fu lui a condurre l’intervista e a disegnare le piccole creature. Ma era soprattutto mia madre a cui la gente credeva, essendo la buona persona che era. Bud non vide le creature, la mia famiglia sì». 
O.C.: I membri delle due famiglie coinvolti nel caso Kelly-Hopkinsville avevano “interessi” ufologici, ovvero letto articoli e/o libri riguardanti gli UFO? 
G.S.: «Mia nonna, zie e zii non sapevano nulla degli alieni! Erano una famiglia di poveri agricoltori, non avevano mai letto né visto film su quelle cose. Mia nonna tra l’altro, essendo una donna molto religiosa, non avrebbe mai neanche ammesso l’esistenza di creature simili. Mio papà, Vera, Billy Ray e June lavoravano in un luna park ambulante, e anche se probabilmente avevano sentito parlare di alieni, non ne fecero menzione alcuna durante quel fine settimana». 
O.C.: Un aspetto della vicenda in argomento che non ho mai trovato nei documenti da me consultati è il comportamento dei bambini presenti nella fattoria Sutton durante l’incontro ravvicinato con le strane creature. Puoi dirmi qualcosa nel merito? 
G.S.: «Erano impauriti a morte! Mio padre ordinò alle ragazze di portare i bambini nella camera sul retro e di nasconderli sotto il letto. I bambini sentirono le urla, le imprecazioni e gli spari. June era isterica. Mio zio Lonnie (che allora aveva 12 anni), disse di essere andato a guardare fuori dalla finestra e di aver visto una delle creature. I bambini e le donne gridavano tanto». 
O.C.: Un momento… Geraldine, zio Lonnie è ancora vivo? 
G.S.: «Sì, è ancora vivo». 
O.C.: Corre l’obbligo di specificare, a beneficio di chi legge, che oltre a Lonnie ci sono anche altri due testimoni ancora in vita, ma questi non videro le strane creature. Giusto? 
G.S.: «Si. Mio zio Charleton e mia zia Mary sono ancora vivi, ma non hanno visto gli esseri. Erano infagottati sotto il letto, non parlano di quella notte. Infatti quando intervengo al Festival, ogni anno, mia zia Mary riesce a malapena ad ascoltare, perché la riporto indietro nel tempo. Fu una notte molto spaventosa per loro. Erano bambini». 
O.C.: Quindi, zio Lonnie è l’unico testimone oculare del caso Kelly-Hopkinsville ancora vivente! Geraldine, puoi chiedergli se mi concede una breve intervista? 
G.S.: «Mio zio, non parla più dell’episodio di Kelly. Ovviamente è diventato più vecchio e la sua salute è diminuita, infatti non viene più al Festival perché è troppo duro per lui. Ci sono stati altri che hanno cercato di parlargli ma lui non acconsentì, quindi non credo che lo farà ora. Ecco perché sto cercando di proseguire io con le “indagini”. So davvero tutto ciò che nessun altro vuole portare avanti, conosco la verità su quello che è successo quella notte». 
O.C.: Ne prendo atto, ma da bravo indagatore non mi arrendo. Zio Lonnie può almeno confermare che la creatura da lui vista è simile a quelle raffigurate in tanti identikit? 
G.S.: «Sì, quello che vide era la stessa (creatura) raffigurata nei disegni. Mi ricordo che ne parlava tempo fa».
Gentile lettore/lettrice, abbiamo dunque la testimonianza ridotta ma essenziale dell’unico testimone oculare ancora vivente che ha visto una delle strane creature (aliene) che terrorizzarono le due famiglie asseragliate nella fattoria dei Sutton in quella terribile notte di agosto del 1955. Un autentico scoop! In fase di chiusura di questo articolo nell’effettuare, come di prassi, un’ultima “ricognizione” documentale sul caso in argomento ho “scovato” nel libro di F. Ewards “La Verità sui Dischi Volanti” un episodio davvero curioso su due strani “piazzisti”: «A quindici giorni dall’avventura, due borghesi scelsero le fattorie della zona per svolgervi un’intensa campagna di vendita di utensili per cucina e pentolame d’alluminio. Della loro mercanzia parlavano pochissimi minuti, intrattenevano poi il “cliente” per ore chiedendogli degli “strani omettini” e del misterioso aeromobile che, a quanto si “diceva”, tutti quanti avevano visto la notte del 21 agosto, proprio in quei paraggi. Insomma, i “piazzisti” si mostrarono più interessati alla raccolta di informazioni che alla vendita di padelle». Immediatamente ho sottoposto l’episodio narrato all’attenzione di Geraldine Stith, per un suo commento, ovvero se ne era al corrente o, quanto meno, se nella zona di Kelly qualcuno ne avesse memoria. Aggiungo, per dovere di cronaca, che Edwards ci porta a conoscenza di un identico precedente riscontrato nella vicenda del “Mostro di Flatwoods”, avvenuto nel 1952 in West Virginia. 
 G.S.: «Questa è la prima volta che sento parlare di una cosa del genere. Ho intervistato molte persone nel corso degli anni che hanno vissuto lì attorno e a Kelly, ma nessuno ha mai detto nulla al riguardo. Mia madre viveva a Kelly in quel periodo e non ne ha mai fatto cenno, cosa che sono sicura avrebbe almeno sentito essendo lì. Quindi non so davvero cosa dire in merito. Forse qualcuno l’ha inventato… davvero non lo so, ma dal momento che nessuno che conosco me ne ha parlato, direi che non è mai successo a Kelly. Forse è successo dove si è verificato l’incidente del “Mostro di Flatwoods”, ed è stato sovrapposto all’incidente di Kelly. Sai come le persone amano parlare e confondere le cose…». 
O.C.: Geraldine, a concludere vuoi rilasciare un tuo commento sul caso Kelly-Hopkinsville a beneficio di chi leggerà questa nostra esclusiva intervista? G.S.: «Voglio che la gente si renda conto che i miei familiari parteciparono a qualcosa di molto raro quella notte, che ricevettero la visita di creature non appartenenti a questo mondo e che li affrontarono a testa alta. Quell’episodio cambiò le loro vite, e temevano che gli ometti sarebbero tornati, altrimenti, cosa erano venuti a fare? Se la prima volta non avevano ottenuto nulla, sarebbero tornati sperando di trovare qualcosa? Non si sarebbero mai aspettati che una cosa simile potesse succedere loro, e di certo non lo avrebbero mai nemmeno augurato a nessun’altro. Tanti hanno ridicolizzato questa esperienza accaduta alla mia famiglia, ma io vi dico di stare attenti perché la stessa cosa potrebbe accadere anche a voi! Ogni anno a Kelly, Kentucky, ha luogo un Festival, in cui noi tutti commemoriamo quanto accaduto alla mia famiglia, e vengono raccolti dei fondi per la comunità, grazie ai quali è stato acquistato un terreno che è poi divenuto un parco per ragazzi. Speriamo possa diventare anche un centro comunitario in futuro, insieme ad altri progetti. L’esperienza che la mia famiglia ha vissuto in quella orribile notte, adesso è diventata una fonte di sostegno per gli altri». (11) 
Versioni di “Little Men” apparse sul “Leaf Chronicle” di Clarksville - Tenn., sul “Messenger” di Madisonville - Ky e sul “Press di Evansville” - Ind. 
L’UFO visto e descritto da Billy Ray Taylor, disegnato da Andrew (Bud) Ledwith. 

Alcuni mesi dopo aver trattato il caso Kelly Hopkinsville nell'occuparmi della vicenda riguardante l'avvistamento di un UFO sopra l'aeroporto “O’HARE” di Chicago scoprii la straordinaria somiglianza del predetto oggetto volante non identificato con quello descritto da uno dei testimoni di  Kelly-Hopkinsville . A seguire potete vedere il mio “confronto” dei due UFO e i commenti di alcuni amici ricercatori/ufologi ai quali l’ho sottoposto, in primis a Geraldine Stith che il lettore ha appena avuto modo di conoscere.
A sinistra ricostruzione dell’UFO di Chicago eseguita in base alla descrizione di un testimone. A destra l’UFO del caso Kelly-Hopkinsville.

GERALDINE STITH: «Oh mio Dio! Sì, sembra molto simile a quello di Kelly. Forse stanno preparandosi a tornare!». 
THOMAS EDDIE BULLARD: «Molto simile davvero. Molti altri reporter di UFO descrivono o disegnano oggetti simili, quindi forse questa forma di "disco volante" rappresenta il design del corpo più comune per questi velivoli, il coupé standard o la berlina prodotti negli stabilimenti di una Detroit aliena». 
ANTHONY BRAGALIA: «Wow! È una somiglianza incredibile... troppo per essere una coincidenza». ALFREDO LISSONI: «Eh si…decisamente! Bel colpo!».


NOTE 1 - Il 23 agosto 1955, il capo della polizia Russell Greenwell disse a Frank Edwards di non avere il minimo dubbio sullo stato di evidente terrore in cui versavano, “uno più dell’altro”, i testimoni arrivati due giorni prima alla stazione di polizia. «Verissimo, anche, che non abbiamo trovato una sola impronta di piedini di fata: forse perché quella è terra talmente dura, compatta e secca che nemmeno il trattore riesce a solcarla in profondità. Infatti non ho trovato neppure altre impronte, e non ci vuol molto a capire che sarebbe stato impossibile trovarne su una terra del genere! Resta che i Sutton hanno senz’altro visto qualcosa di molto inconsueto. Che cosa, proprio non lo so; ma l’hanno visto, e come… Gli hanno sparato contro attraverso porte e finestre… e fori e squarci sono lì a dimostrarlo». 
2 - Vedasi il suo sito web www.skeptoid.com. 
3 - Pubblicato sul sito https://mysteriousuniverse.org/2015/10/the-kelly-hopkinsville-aliens-and-the-cia/. 
4 - Introdotto all’arte magica dall’attore e illusionista americano John William Sargent, John Mulholland fu un personaggio eclettico. Per un periodo fu l’unico mago elencato in “Who’s Who in America”. Dopo aver diretto “The Sphinx” per ben 23 anni, lasciò l’incarico per diventare un consulente della CIA, organo allora appena creato. Fu reclutato da Sidney Gottleib nel 1953, per il progetto segreto noto come “MK-ULTRA”. L’obiettivo del programma consisteva nel comprendere e applicare il controllo mentale e altre tecniche di interrogatorio non convenzionali, convinti che i sovietici impiegassero tattiche più sofisticate. La CIA incaricò quindi gli ufficiali di MK-ULTRA di esplorare tutti i tipi di aree non comuni, adoperando anche LSD e altre sostanze chimiche, sondando la possibilità di affinare l’ESP e altre abilità paranormali. Molholland stese persino un manuale di misdirection per le spie, da utilizzare durante la Guerra Fredda, “Some Operational Applications of the Art of Deception” nonché un testo dal titolo “Recognition Signals”. Si pensava che tali documenti fossero stati distrutti nel 1973, ma nel 2007, l’agente della CIA in pensione Robert Wallace scoprì uno straordinario file derubricato. Il documento conteneva due manuali scritti nei primi anni ’50 da Mulholland: uno esaminava le tecniche di manipolazione e uno le tecniche di segnalazione segreta. Furono combinati in un unico libro pubblicato dall’editore Harper Collins, “The Official CIA Manual of Trickery and Deception”. L’illusionista continuò a lavorare per la CIA almeno fino al 1958. 
5 - “On Sunday evening 21 August 1955, eight adults and three children were on the Sutton Farm, one-half mile from Kelly, Kentucky…”. Il lettore può verificare la veridicità di quanto affermato da Ventre visitando il sito web http://www.cufon.org/cufon/afu.htm. 
6 - Jerome Clark ha studiato il fenomeno UFO per quattro decenni ed è autore di diversi libri e articoli sugli UFO. Clark è stato insignito dell’Isabel Davis Memorial Award, e i suoi libri sono stati premiati da “Choice”, “Library Journal” e dalla “New York Public Library”. È stato intervistato in vari programmi radiofonici ed è apparso come consulente in programmi televisivi come “Unsolved Mysteries”, “A&E’s Where Are All the UFOs?”e “Sightings”. 
7 - Allan Hendry (nato nel 1950) è un astronomo e ufologo americano. Lo storico degli UFO Jerome Clark lo definisce «uno dei più abili investigatori nella storia della ricerca sugli UFO». È stato il principale investigatore del Center for UFO Studies (CUFOS) negli anni Settanta. Hendry fu assunto per il CUFOS dal fondatore dell’organizzazione, J. Allen Hynek, che cercava un ricercatore a tempo pieno con competenze scientifiche e una mentalità aperta, e che non fosse né un debunker né un “credente UFO”. 
8 - Le General Educational Development (GED) sono un gruppo di verifiche suddiviso in 4 argomenti, che se superate forniscono una certificazione che conferma un livello di abilità equivalente ad aver concluso la scuola superiore negli Stati Uniti e il Canada. 
9 - Presidente dell’organizzazione senza scopo di lucro Kelly Community Organization (KCO). 10 - Si veda il sito www.kellyky.com. 11- Geraldine Stith ha un suo sito sul Web: www.alienlegacy1955.com.     

mercoledì 28 agosto 2024

GLI UFO SONO UNA COSA SERIA

Quella che vedete è la parte più interessante del foglio d’ordini datato 24 dicembre 1959, trasmesso dall’ispettore generale dell’Air Force degli Stati Uniti a ogni comandante di base aerea continentale.

«È necessario classificare rapidamente e con accuratezza gli oggetti volanti non identificati - talora definiti con leggerezza dalla stampa “dischi volanti”- di effettiva pertinenza dell’USAF in Z1. Come evidenziato dall’AFR 200-2, l’Air Force ha un triplice interesse in tali avvistamenti. Prima di tutto, l’oggetto costituisce una minaccia per il sistema difensivo degli Stati Uniti? In secondo luogo, può contribuire alle nostre cognizioni tecniche e scientifiche? Inoltre l’USAF ha la responsabilità di spiegare agli americani, attraverso i mezzi d’informazione pubblica, cosa stia succedendo nei loro cieli. Il fenomeno e gli oggetti accertati indicati con il termine UFO sono destinati ad aumentare, con un pubblico sempre più interessato a ciò che avviene nello spazio e al tempo stesso ancora incline a una certa apprensione. (Ne consegue che) valutazioni di ordine tecnico e difensivo continueranno a perdurare in questa era. Diramato circa tre mesi fa, l’AFR 200-2 delinea la necessità di una rendicontazione ordinata e qualificata, nonché le procedure d’informazione al pubblico. Questo l’assunto di partenza oggi, con pratiche giudicate almeno soddisfacenti dal comandante e dall’ispettore: - La responsabilità nella gestione degli UFO dovrà essere ripartita tra intelligence, gruppi operativi, il Provost Marshal (Capo delle forze armate responsabili della Polizia Militare) e l’Ufficio Informazione - in quest’ordine gerarchico, dettato dai limiti dell’organizzazione di base; - Sarà nominato un funzionario designato quale direttore responsabile; […]». 

 

martedì 27 agosto 2024

L’ECCEZIONALE UFO DI WANAQUE

Tutto ebbe inizio con questa e-mail del 18 ottobre 2017 inviatami da Anthony Bragalia, noto ricercatore e ufologo americano: «Ciao Osvaldo, ti potrebbe interessare “The Wonder at Wanaque: is a 50 year old UFO photo from New Jersey, one of the best ever taken?” - “Il Fenomeno di Wanaque: la foto di un UFO vecchia di 50 anni scattata nel New Jersey, una delle migliori mai viste?”. Finalmente è stata identificata la persona che ha scattato la foto ed è stato possibile analizzare l’originale dello scatto in modo approfondito». 

L'EVENTO

L’11 gennaio 1966 a Wanaque, New Jersey (NJ, contea di Passaic), una serie di strani e inquietanti eventi iniziarono a verificarsi in questa cittadina di quasi diecimila abitanti. Gran parte dell’attività si concentrò presso la diga di Wanaque e le principali fonti d’acqua della comunità. L’evento ebbe la durata di due ore (dalle 18.20 alle 20.58) e fu osservato da decine di testimoni. La polizia fu bersagliata da telefonate che riferivano di un oggetto volante visto nel raggio di una trentina di chilometri. Dalle descrizioni l’UFO era: bianchissimo, a volte a colori cangianti, rosso, blu e verde; emanava una luce luminosissima e intensa, non tremolante o a intermittenza; sembrava molto più grande di qualsiasi stella; a volte prendeva una forma ad uovo, irregolare e frastagliata (come descritta da un testimone che lo definì «grande come 10 stelle luminosissime messe insieme»); fluttuava, volando «rado e in modo strano» sulle vaste acque gelate, apparentemente seguendo una traiettoria precisa (da alcuni descritta come circolare, con movimenti laterali e ascensionali, in alto e in basso); in volo sui testimoni ad un’altezza variabile tra i settanta e i trecento metri; si muoveva con diverse velocità, da moderata a rapida, in modo completamente silenzioso (nessun suono di motore), fermandosi di tanto in tanto a galleggiare nell’aria; infine, sparì alla vista in modo velocissimo dopo la ricognizione del luogo. Ma il racconto sull'UFO di gran lunga più scioccante e importante è il seguente: «Per l’intera durata dell’avvistamento, l’oggetto emetteva a intervalli grandi raggi di luce da un oblò, diretti in basso verso il ghiaccio, vicino alla diga Wanaque, al bacino idrico e ai depositi d’acqua della città. I raggi riuscivano a forare il ghiaccio, come tagliando il gelo invernale con precisione e facilità! È un mistero come una semplice luce abbia potuto fare questo (a meno che non fosse un laser o un tipo sconosciuto di tecnologia energetica). 

Il Sergente Ben Thompson (nella lista dei testimoni) ha confermato la strana capacità dell’UFO di risucchiare insieme le cime degli alberi e far innalzare il livello dell’acqua dei bacini». 

Chi vide tutto ciò? Decine e decine di abitanti della città hanno raccontato di aver assistito all’episodio, o a momenti di esso. Tra questi, il sindaco, diversi assessori, personale delle forze dell’ordine, le guardie del bacino idrico e anche una suora cattolica di alto rango.  

Questi i testimoni chiave, apparsi in brevi interviste nei giornali dell’epoca: 

  1. Il sindaco Harry T. Wolfe e suo figlio Billy 
  2. Gli assessori comunali Warren Hagstrom, Arthur Barton e John Shuttle
  3. Gli ufficiali della Difesa Civile Bentley Spencer and Richard Vrooman 
  4. Il capo della Polizia Floyd Elson 
  5. L’ufficiale George Dyckman 
  6. L'addetto di pattuglia Joe Cisco 
  7. Il sergente Bobby Gordon (Polizia di Pompton Lakes) 
  8. I sergenti Ben Thompson and David Sisco 
  9. Gli addetti di pattuglia Edward Nestor e Jack Wardlaw 
  10. Il guardiano e il personale impiegato al bacino idrico George Destito, Charles Theodora, Fred Steines 
  11. La madre superiora di un convento locale.

Tra gli altri testimoni menzionati dalla stampa dell’epoca, vi erano anche due adolescenti (Sloat and Melegrae) e uno studente del Newark College of Engineering, John Di Giamoco, come anche le mogli e i figli dei testimoni sopra citati. Fu raccontato che nel corso della notte, la polizia ricevette decine di telefonate su quell’oggetto, provenienti da diverse località e punti di osservazione nelle aree circostanti. Già dai primi resoconti, la polizia si convinse a recarsi alla diga per constatare di persona. Non tutti naturalmente videro i momenti più spettacolari dell’episodio, e qualcun altro riferì anomalie meno significative, ciascuno in base a quando arrivò sul posto o al punto dal quale poté osservare il fenomeno. 

Cosa venne raccontato? Quali furono le testimonianze chiave? 

  1. Il sindaco Wolfe, volle caratterizzare l’evento dicendo che si trattava di «un fenomeno terribilmente strano». 
  2. L’ufficiale George Dyckman, disse: «Mai visto niente di simile in vita mia».
  3. Fred Steines, un addetto al bacino idrico, affermò: «Quella cosa sparò un getto di luce verso il basso, come attratto dall’acqua, come un raggio emesso da un portale». 
  4. L’assessore Warren Hagstrom, aggiunse: «Ci venne la pelle d’oca quando scoprimmo dov’era l’apertura». 
  5. L’addetto al pattugliamento Joe Cisco (registrato dalla radio della polizia), dichiarò: «Qualcosa è atterrato davanti alla diga. Qualcosa che sta forando il ghiaccio! Qualcosa di molto luminoso, che si muove su e giù!».
Dopo oltre mezzo secolo di anonimato, è stata identificata anche la persona che scattò le immagini dell’UFO di Wanaque. Sono stati rivelati il suo nome e il suo passato, ed è apparsa anche una sua foto. Claude Coutant, questo è il nome dell’individuo, che ha eseguito almeno 5 scatti del velivolo avvistato sul bacino di Wanaque alla fine del dicembre 1966, incluso il “raggio” luminoso. All’epoca Coutant aveva quarantasei anni ed era un operaio di un gommificio a Butler (NJ). All’inizio si pensava che le foto fossero state scattate dalle forze dell’ordine (come affermato nei primi articoli di Wanaque presenti negli archivi del sito), ma le successive indagini smentirono queste ipotesi, sebbene alcuni ufficiali avessero realmente scattato altre immagini dell’UFO sul bacino (si veda la testimonianza di Charles Theodora nei primi articoli di Wanaque). E pare che Coutant conoscesse Casazza, il capo della Polizia del Bacino, che fornì un resoconto altrettanto preciso del suo avvistamento dell’oggetto e del raggio di luce, così come si vede dai cinque scatti. Inoltre, la foto originale del raggio fu mostrata in pubblico per la prima volta (come anche il suo retro, dove Coutant aveva scritto a mano la data dell’evento). Le foto e l’identità del fotografo, sono state fornite da una donna del New Jersey che vive nella zona di Wanaque, in precedenza affiliata al giornale “Star Ledger”. Con la richiesta di rimanere anonima, la donna racconta di aver ricevuto le immagini da una ex fidanzata di Claude Coutant, deceduto nel 1986. La fotografia non sembra mostrare tracce di ritocchi, e un particolare effetto di colorazione sulla foto potrebbe rivelare anche dettagli nascosti. Il consulente francese Christian Toussay ha applicato all’immagine una tecnica di analisi fotografica, mediante la quale assegnando diversi colori al raggio di luce, nella foto in bianco e nero, comparirebbero nuovi particolari. Toussay rimase colpito dal fatto che il raggio di luce sembrasse contenere forme tridimensionali fluttuanti, e affermò che non si trattava di artefatti fotografici derivanti dal filtro in scala di grigio del software. L’autenticità della foto è ulteriormente comprovata da una serie di altre immagini, scattate prima del manifestarsi del raggio dallo stesso fotografo, che mostrano la sagoma cangiante dell’UFO sul bacino di Wanaque  prima della sua emissione sull’acqua. Il cono di luce sembra roteare e cambiare forma, creando quattro lati separati. Questo effetto sarebbe difficile da ricreare oggi, figuriamoci più di mezzo secolo fa e da un operaio di una fabbrica, in un mondo in cui “Photoshop” e il fotoritocco digitale non esistevano. Il raggio luminoso dalla forma strana poi si ferma in aria a pochi metri sul livello dell’acqua, scurendone la superficie sotto di esso. Fenomeno che sembra sfidare tutte le leggi della fisica. In realtà, ogni dettaglio inerente quest’avvistamento di massa dell’UFO a Wanaque sfida tutto ciò che è definibile “normale”. 
«La cosa più strana era che quell’oggetto non emetteva alcun tipo di suono. Era completamente silenzioso. La luce era bianchissima. Il raggio era a forma di imbuto, come se fuoriuscisse da una specie di telescopio: stretto da un lato e molto più largo in direzione della diga», dalla descrizione dell’UFO fornita da John Casazza, capo della polizia del bacino idrico di Wanaque, Dicembre 1966, mentre un residente scattava alcune fotografie. Fred Steines, ufficiale del bacino idrico, riferendo sull’avvistamento disse: «Un raggio luminoso è stato sparato dall’oggetto sull’acqua, come attratto da essa, come una luce che fuoriesce da un’apertura». Il sindaco, una madre superiora, il capo della polizia di Wanaque, il capo della polizia del bacino, altri ufficiali, donne, bambini e altri residenti hanno dichiarato di aver visto strane forme di luce e imbarcazioni. Le voci sugli UFO a Wanaque andarono avanti per alcuni mesi fino alla fine del 1966 nell’area della contea di Passaic (NJ). Altre storie erano apparse anche prima e dopo quel periodo, ma l’apparizione in “crescendo” avvenne in quella fredda notte invernale alla fine del dicembre 1966, quando furono scattate le foto di quello spettacolare fenomeno verificatosi sul grande bacino idrico, che fornisce di acqua potabile vaste aree del New Jersey. 
A quanto pare diversi uomini sconosciuti, nelle vesti di ufficiali militari, si sarebbero recati a Wanaque nel periodo successivo all’avvistamento per intimidire i residenti e dissuaderli da parlare dell’UFO. E la fonte di queste “indiscrezioni” sarebbe il Pentagono statunitense stesso!!! Il dettaglio di queste visite “MIB” è stato trovato sepolto nella defunta pubblicazione dell’Organizzazione civile di ricerca UFO “APRO Bulletin” (gennaio-febbraio 1967): Secondo il colonnello George P. Freeman, portavoce del Pentagono per il “Progetto Bluebook”, «gli uomini vestiti con le uniformi dell’Aeronautica e credenziali delle agenzie governative hanno messo a tacere i testimoni Abbiamo controllato un certo numero di casi simili, e questi uomini non sono in alcun modo connessi con l’Air Force». Viene anche citato un caso in cui gli agenti di polizia e altri testimoni di avvistamenti a Wanaque, nel New Jersey, furono presumibilmente radunati da un uomo che indossava un’uniforme dell’Aeronautica, che ha intimato loro di testimoniare che «non avevano visto nulla» e non avrebbero dovuto parlare dell’incidente. «Chiunque fosse, non era dell’Aeronautica», ha sottolineato Freeman.
UNA BARCA ROVESCIATA
L'omonimo figlio di John Casazza, intervistato dal citato, in apertura, ufologo americano, apprese da suo padre, testimone oculare, l'esistenza  di quella che sembrava "una barca rovesciata" sul lato opposto della riva, con "figure" che si aggiravano, anche se era pieno inverno, un tempo in cui nessuno si diverte mai a cavalcare l'acqua ghiacciata.
Chiesi all'amico Bragalia se si poteva ipotizzare che le piccole figure viste da Casazza fossero una sorta di esploratori, scesi a terra a bordo di una navicella a forma di “barca rovesciata”e la risposta fu «Si, le figure provenivano dall’UFO. Casazza ci credeva, ma non aveva prove. Deve averlo impressionato come qualcosa di molto strano, altrimenti non l’avrebbe menzionato a suo figlio».

Letteratura storica disponibile, se pur in maniera esigua, sull’evento: giornali e periodici degli anni 1966-1967 tra cui: The New York Journal-American”; “The APRO Bulletin”; “NICAP Notes” di Otto Binder, 1966; “UFO Investigator”, Vol. III No. 6 (Jan-Feb 1966); e giornali della zona del NJ come il “Newark News” e lo “Star Ledger”.
Link di riferimento:
https://www.ufoexplorations.com/copy-of-home-1



L’UFO dal quale parte il raggio di luce “a cono rovesciato”.

 
Le cinque immagini in serie scattate da Claude Coutant. 




MEN IN BLACK...IN PRINCIPIO ERA BENDER

 


Di Osvaldo Carigi

Nel 1997 irrompe nelle sale cinematografiche di tutto il mondo "Men in Black", primo (e, secondo il mio modesto parere, il più riuscito) di una serie di 4 pellicole aventi come soggetti strani "agenti" in completo scuro, camicia bianca e occhiali neri, facenti parte di una organizzazione segreta americana dedita all'accoglienza sulla Terra, e successivo controllo, di extraterrestri provenienti dai quattro angoli dell'universo. Il film in argomento ebbe il grande merito di far conoscere al grande pubblico, ovvero ai non addetti ai lavori e agli appassionati, un capitolo sconosciuto dell'ufologia: gli uomini in nero. I MIB dello schermo sono, però, solo il frutto di sceneggiatori hollywoodiani e a parte il famoso acronimo (*), il loro "completo" di lavoro e un (forse involontario) particolare (**) non sono aderenti a quelli "reali" ben più sinistri la cui "leggenda" è tata originata da quella che per molti è solo la fantasia malata di un bizzarro personaggio nato e vissuto in una piccola cittadina, uno dei centri più paranormali d'America (e non poteva essere altrimenti): Bridgeport (Stato del Connecticut): Albert K. Bender, universalmente conosciuto come il "papà" dei Men in Black. I MIB che apparvero per la prima volta fisicamente a Bender nel luglio del 1953 erano quindi gli stessi che telepaticamente lo avevano già "invitato" a desistere nella ricerca ufologica. Il loro look, descritto dettagliatamente da Bender nel suo libro autobiografico del 1963 "Flying Saucer and Three Men (in Black)" diventato successivamente la "divisa d'ordinanza" dei futuri uomini in nero, celava la vera natura di questi esseri che forse altro non erano quelli che una comune classificazione delle razze aliene conosciute definisce rettiliani. Bender, però, oltre a descrivere il vestiario dei MIB e il loro aspetto racconta che venne da questi esseri, provenienti dal morente pianeta Kazik, portato nella loro base nell'Antartico dove non c'era nessuno che li poteva disturbare nel loro compito: prelevare e trattare l'acqua di mare, compito questo che veniva svolto da dischi volanti scout a forma di cupola (l'UFO adamskiano tanto per intenderci). Bene, tutte queste caratteristiche aliene sia esso somatiche o relative alla motivazione della loro presenza sulla Terra le ritroviamo in molte situazioni post 1953. L'Antartico è sempre stato una delle zone maggiormente sospette di celare basi aliene, alcune testimonianze raccontano di UFO che prelevano acqua da laghi o altre fonti acquatiche e in molte situazioni di abduction gli alieni rivelarono che i loro pianeta d'origine era morente e quindi cercavano sulla Terra fonti di sostentamento atte a salvare la loro esistenza (spesso si parla appunto di acqua). Come già accennato il rettiliano è di sicuro, insieme al classico "grigio", l'alieno più "gettonato" dalla ricerca di forme di vita spaziali presenti sul nostro pianeta. Ma non fmisce qui: addirittura una delle più famose serie televisive "fantascientifiche", "Visitors" presenta nei cattivi alieni le stesse probabili caratteristiche dei MIB di Bender là dove dietro al loro mascherato aspetto umano si cela un orribile aspetto rettiliano e il loro arrivo sulla Terra è dovuto principalmente al prelevamento di acqua (e di carne umana-ndr) necessaria alla sopravvivenza del loro pianeta d'origine! La prima puntata di "Visitors" è datata primo maggio 1983, venti anni dopo la pubblicazione del libro autobiografico di Bender.... che forse, e sottolineo forse, servì come spunto agli sceneggiatori...

(*) Si deve al ricercatore/ufologo John Keel la diffusione dell'acronimo MIB per indicare i Men in Black. (**) Nella serie cinematografica dei Men in Black viene usato una specie di flash portatile per cancellare la memoria a scomodi testimoni. Il succitato John Keel fu il primo a parlare di "misteriosi fotografi" che abbagliavano i testimoni con dei flash.










 


lunedì 26 agosto 2024

UN CASO ESTREMAMENTE SCONCERTANTE


L’abduction.

Oxford, Maine. 27 ootobre 1975. Le tre del mattino.

Due giovani, David e Glenn,  si stanno rilassando nella roulotte che condividono, quando un forte schianto li fa sobbalzare. Si precipitano fuori e vedono un’auto della polizia e un camion dei pompieri sfrecciare a fari spenti. Pochi istanti dopo, li videro ritornare nella direzione opposta. Per ragioni sconosciute, i due ragazzi decidono di recarsi presso un lago lì vicino. Lungo il percorso, l’auto sembra improvvisamente iniziare a salire e a spostarsi a destra, nonostante il volante fosse fermo. Sebbene la strada è dissestata, proseguono senza sussulti, come se stessero scivolando sull’asfalto. Vedono pulsare una luce accecante colorata, prima verde, poi blu, poi rossa. Una navicella silenziosa, delle dimensioni approssimative di un campo da football, inizia infine a fluttuare a soli sei o nove metri sopra di loro. Quindi l’auto viene accostata e i due svengono. Quando riprendono i sensi, le portiere della macchina, che prima erano bloccate, sono aperte e i finestrini abbassati. Avvistano altri tre UFO prima di giungere a casa dei genitori di David, alle sei e trentacinque del mattino. Sono confusi e privi di equilibrio, incapaci di parlare fluentemente. Hanno mani e piedi arrossati, gonfi e formicolanti, i loro denti indolenziti si muovono. Tutti e due hanno occhiaie di colore arancione, che poi diventeranno ambra pallido. La lingua di Glenn è rivestita di una sostanza marrone, e attorno al collo di David c’è un anello dello stesso colore. 




Una prima visita “di avvertimento”.

Due giorni dopo l’accaduto, David racconterà che un tipo alto, vestito come un uomo d’affari, aveva bussato alla sua porta. Quando David aprì, l’uomo gli aveva detto con tono minaccioso: «Se ci tieni alla pelle, tieni la bocca chiusa».


L’ipnosi.

David viene mandato da un dottore , esperto nell’uso dell’ipnosi. Sotto ipnosi regressiva, riferisce di essere stato rapito e sottoposto a un esame anatomico in una stanza grigia di forma circolare. Descrive i suoi rapitori alti circa centoventi centimetri, glabri, con la pelle bianca, grandi occhi obliqui, un naso piccolissimo e senza orecchie. Non ricorda la forma delle loro bocche. Le mani sono composte da tre dita palmate e un pollice. Ricorda una luce accecante sopra di lui, e per quanto avesse tentato di ribellarsi ai suoi rapitori, era completamente sotto il loro controllo. Una grossa macchina quadrata e illuminata, posta su un braccio estensibile e mobile, venne posta sul suo petto e il suo corpo esaminato da capo a piedi e prelevato alcuni campioni.


Una seconda inquietane visita “di avvertimento”.

Maine.11 settembre 1976.

Il dottore di David (“H”) è nella sua casa da solo in quanto la sua famiglia è andata a vedere un film al drive-in. Alle 20.00 circa, squilla il telefono, e una voce maschile dice di essere il vice presidente di un gruppo di ricerca UFO del New Jersey, di sapere che il dottore lavora con David e di volere parlare del caso. Il dottore lo invita a casa. Dopo aver chiuso il telefono, si reca in veranda ad accendere la luce e… trova l’uomo con cui ha parlato poco prima che sta suonando il campanello (questo prima che fossero inventati i telefoni cellulari!). Invitato da “H” ad entrare, l’uomo si siede sul divano e il dottore su una sedia di fronte a lui. Accertatosi dell’avvenuta ipnosi di David nonché la presenza nell’archivio di “H” di nastri lettere e altro materiale sugli UFO, lo strano ospite “invita” il dottore a sbarazzarsi di tutto il suo materiale, dei nastri, delle lettere, di tutti i libri, e di dimenticarsi per sempre degli UFO, aggiungendo anche che le informazioni che egli aveva ricevuto da David erano corrette. Dopo aver “avvertito” il dottore, l’uomo si alza dal divano con difficoltà affermando che le sue energie si stanno esaurando e deve andare. Cammina fino alla porta e scende le scale barcollando, quindi gira l’angolo. “H” si affaccia dalla finestra  per vedere dove è andato.  Non c’erano auto. Vede un bagliore di luce intensissima vicino all’angolo della casa e l’uomo…non c’è più. Il dottore, ascoltando il consiglio dello strano 'visitatore', si libererà di tutti i nastri, lettere, libri, etc., che trattavano di UFO.




Un MIB…Man In Black?

Chi era l’uomo che fece vista ad “H” e, presumibilmente, prima a David ? Il dottore lo descrisse alto all’incirca un metro e sessantotto, vestito similmente al direttore di un’agenzia funebre: abito, cravatta e scarpe neri, camicia bianca, bombetta e guanti in pelle grigio scuro. Gli occhi erano di dimensioni normali, dal colore indecifrabile. Non aveva ciglia né sopracciglia, e il suo viso era glabro. La sua carnagione era bianchissima, molto pallida. Le orecchie erano piccole, e poste sulla testa in posizione più bassa rispetto alle nostre. La sua bocca era molto sottile, e portava un rossetto color rosso. “H” se ne accorse, quando lo vide strofinarsi il guanto sulle labbra e un po’ di rossetto macchiò il guanto. Aveva un naso simile a una piccola bolla senza promontorio. Anche la sua struttura ossea sembrava diversa. Gli abiti sembravano quasi appesi sul suo corpo e i suoi pantaloni avevano delle pieghe nette, che rimasero intatte quando si sedette, come se le sue gambe fossero esilissime e non tendessero il tessuto. Le sue scarpe erano uguali alle nostre. Non si tolse mai i guanti. Aveva un tono di voce monotono. Usava un inglese perfetto e preciso, ma sembrava che non capisse le sfumature di significato delle parole. Giunto alla fine di una frase, smetteva di parlare improvvisamente, senza abbassare il tono di voce.








 



 








mercoledì 21 agosto 2024

LA LUNA DI JOHN

Convinsero il presidente John F. Kennedy ad annunciare la storica decisione di “far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra” a seguito di una sorprendente e segretissima ricognizione aliena a cui avrebbe fatto seguito un programma di recupero di artefatti alieni (il programma Apollo)?



COSA VIDERO, FECERO VEDERE E PORTARONO SULLA TERRA

Alan Davis un importante ingegnere capo alle comunicazioni della NASA dal 1959 al 1973 e successivamente per un’impresa privata. Davis, durante un’intervista rilasciata ai giornalisti spagnoli Pepe Ortiz e José Luis Hermida nel 1984, rilasciò scoppiettanti dichiarazioni che misero, senza alcun dubbio, in serio imbarazzo la famosa agenzia governativa responsabile del programma spaziale e della ricerca aerospaziale degli Stati Uniti d’America.Quando l’essere umano mise per la prima volta il piede sulla Luna, il 20 luglio 1969, Alan Davis ricopriva il ruolo di ingegnere capo del team di Telecomunicazioni della stazione NASA di Antigua, un’isola caraibica che fu il primo luogo della Terra a ricevere le trasmissioni (immagini e voci) da parte degli astronauti sulla Luna. Cosa ha visto Davis?...

Il seguito su "I lati oscuri della luna" in uscita il 4 settembre. 



martedì 20 agosto 2024

ALCUNI PASSI DEL LIBRO "I LATI OSCURI DELLA LUNA"

"Si vedono due lunghe scie, lunghe rispettivamente 270 e 360 metri. Gli oggetti che lasciano queste scie sono spruzzati di luce dal sole; non è possibile individuare alcun particolare dall’esame di questi due oggetti. Ma non sembrano proprio dei massi. L’oggetto più piccolo della foto, quello che lascia la scia più lunga, è uscito da un cratere prima di continuare la corsa giù per la collina. Ripeto: è uscito da un cratere."

"Possiamo solo minimamente immaginare il grado di segretezza che avvolse l’intero modus operandi di pubblica manipolazione mediatica che ingannò un’intera nazione..."

"Perché se è vera, spiega molti misteri e insabbiamenti finora inspiegabili."

"Pensi che la NASA sia a conoscenza della presenza di UFO e reperti alieni sulla Luna?"

 “Avreste rischiato la vostra vita in una cosa del genere?"

 "Il Programma Apollo è reale o è un falso perpetrato dalla NASA?"

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "I LATI OSCURI DELLA LUNA"


Il 22 settembre alle ore 17.30 presenterò  "I LATI OSCURI DELLA LUNA" presso il Caffè Letterario Horafelix sito in Via Reggio Emilia, 89 - Roma.  Avrò con me alcune copie del libro acquistabili a prezzo di copertina di euro 18,00 con dedica personalizzata del sottoscritto.
Vi aspetto numerosi!



lunedì 19 agosto 2024

I LATI OSCURI DELLA LUNA - Dal moon landing all'alieno lunare



 


"I LATI OSCURI DELLA LUNA" in uscita il 4 settembre!

Prologo 
Nell’agitato mare magnum dell’ufologia moderna trovano sicura collocazione nei piani alti dell’informazione mediatica e delle controversie interpretative due argomenti riguardanti il nostro pallido satellite: il moon landing (1), e la presenza aliena sul suolo lunare. Entrambe le dispute sono, come accennato, l’origine di feroci discussioni, sempre attualissime, sponsorizzate dalle due fazioni perennemente presenti sull’ufo-sentiero di guerra, pronte a fronteggiarsi senza esclusione di colpi, armate di contrapposte inappellabili motivazioni: i cosiddetti visionari complottisti/negazionisti e gli scettici. Gli scettici, in più di un’occasione, sono spesso spalleggiati dai debunker (2 ) di turno e, ovviamente, dalle autorità a cui certe teorie/ipotesi/verità risultano particolarmente scomode.
Premesso quanto fin qui esposto, mi corre l’obbligo di classificare questo mio ultimo lavoro come un tentativo di affrontare i due temi citati trattandoli con il dovuto rispetto che si deve sempre dare ad ogni onesto pensiero, anche non condiviso. Quindi… … tu, gentile lettrice/lettore mettiti a tuo agio, allaccia le cinture di sicurezza cerebrali, sgombra la mente da pregiudizi, condizionamenti mediatici e quant’altro abbia influenzato il tuo pensiero. Fai tuo e soltanto tuo il giudizio finale su quanto leggerai, spinto dal dubbio e dalla curiosità, sempre presenti alla base di ogni buona ricerca ufologica (e non). Buona lettura. 
Osvaldo Carigi 
(1) Il moon landing o lunar landing è l’arrivo di un veicolo spaziale sulla superficie della Luna. Ciò include sia missioni con equipaggio che robotiche. 
https://en.wikipedia.org/wiki/Moon_landing 
(2) Debunker è definito un professionista o un’organizzazione che si occupa sistematicamente di smentire notizie false, non verificate, manipolate ad arte e così via, dando conto pubblicamente sia di strumenti processi utilizzati per farlo, sia dei risultati ottenuti. https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/debunker/ Mi corre l’obbligo di aggiungere che non esiste mole di prove che possa convincere i debunkers o gli scettici hard core a rivedere un loro programma di smantellamento. 

Prefazione  
Se c’è una cosa che si impara studiando − in qualsiasi campo − è che la conoscenza non è mai abbastanza. Chi si dedica alla ricerca ufologica, nel senso più ampio del termine, spesso è mosso da un’insaziabile sete di informazioni; la passione per l’Ufologia può essere una meravigliosa condanna, che spinge a una continua ricerca di conoscenza, raramente coronata dal raggiungimento di una qualche certezza. In Ufologia sappiamo di non sapere o per lo meno di non sapere abbastanza, ma abbiamo una certezza: qualcosa di importante, di fondamentale, per il progresso dell’Umanità ci viene nascosto. E questo non ci sta bene. Per quella che è la mia esperienza nel campo ufologico, mi sembra di poter dividere i ricercatori e gli appassionati in due macro categorie: coloro che a un certo punto sposano totalmente una tesi, facendone quasi una religione insindacabile, rifiutando o addirittura opponendosi a tutto ciò che potrebbe smentirla, e coloro che cercano di mantenere uno spirito curioso e indagatore, resistendo il più possibile alla tentazione del dogma. Tra gli argomenti più controversi e che maggiormente hanno visto il formarsi di fazioni, c’è la questione Luna: gli allunaggi delle missioni Apollo sono reali o sono un fake? E se sono reali, quanto c’è di vero nelle testimonianze, alcune delle quali provenienti addirittura da insider della NASA, sulla presenza di strutture artificiali non umane sul nostro satellite? Insomma, sulla Luna c’erano o ci sono davvero gli alieni? Quali sono le prove e le testimonianze più attendibili raccolte finora a riguardo? Osvaldo Carigi, che conosco da molti anni come uno dei ricercatori più intellettualmente onesti e rigorosi che possiamo vantare in Italia, con I lati oscuri della luna sceglie di affrontare proprio questo tema spinoso, eppure così suggestivo, e lo fa con il suo impegno di sempre, presentando fatti, interviste, documenti, senza la presunzione di voler indottrinare o convincere il lettore. Se non abbiamo bisogno di altri libri che vendono certezze, in un campo in cui si deve combattere la censura e la menzogna, abbiamo invece bisogno di libri che divulghino informazioni, approfondiscano casi, diano voce a chi ha davvero qualcosa da dire. In Italia, sfortunatamente, il mercato editoriale non è così ricco di lettori da spingere le case editrici a tradurre molti testi di Ufologia, così chi nel nostro Paese scrive libri su questa materia, avvalendosi di materiale internazionale e testimonianze da tutto il mondo è doppiamente prezioso. In "I lati oscuri della luna" il lettore non solo troverà molte attendibili informazioni sui misteri del nostro satellite, molte delle quali esclusive, raccolte dall’autore nelle sue articolate interviste, ma troverà anche delle risposte, argomentate in modo semplice ed equilibrato. Chi fosse già addentro ai misteri lunari, troverà comunque pane per suoi denti; chi invece volesse iniziare a sollevare il velo del cover-up su questi temi proprio con questo libro, probabilmente a fine lettura non guarderà più il nostro satellite con gli stessi occhi. Il rischio però, con libri come questo, è di venire contagiati dalla sete di conoscenze (proibite) per la quale non esiste cura. 
Lavinia Pallotta