Di Osvaldo Carigi
Nel 1997 irrompe nelle sale
cinematografiche di tutto il mondo "Men in Black", primo (e, secondo
il mio modesto parere, il più riuscito) di una serie di 4 pellicole aventi come
soggetti strani "agenti" in completo scuro, camicia bianca e occhiali
neri, facenti parte di una organizzazione segreta americana dedita
all'accoglienza sulla Terra, e successivo controllo, di extraterrestri
provenienti dai quattro angoli dell'universo. Il film in argomento ebbe il
grande merito di far conoscere al grande pubblico, ovvero ai non addetti ai
lavori e agli appassionati, un capitolo sconosciuto dell'ufologia: gli uomini
in nero. I MIB dello schermo sono, però, solo il frutto di sceneggiatori
hollywoodiani e a parte il famoso acronimo (*), il loro "completo" di
lavoro e un (forse involontario) particolare (**) non sono aderenti a quelli
"reali" ben più sinistri la cui "leggenda" è tata originata
da quella che per molti è solo la fantasia malata di un bizzarro personaggio
nato e vissuto in una piccola cittadina, uno dei centri più paranormali
d'America (e non poteva essere altrimenti): Bridgeport (Stato del Connecticut):
Albert K. Bender, universalmente conosciuto come il "papà" dei Men in
Black. I MIB che apparvero per la prima volta fisicamente a Bender nel luglio
del 1953 erano quindi gli stessi che telepaticamente lo avevano già
"invitato" a desistere nella ricerca ufologica. Il loro look,
descritto dettagliatamente da Bender nel suo libro autobiografico del 1963
"Flying Saucer and Three Men (in Black)" diventato successivamente la
"divisa d'ordinanza" dei futuri uomini in nero, celava la vera natura
di questi esseri che forse altro non erano quelli che una comune
classificazione delle razze aliene conosciute definisce rettiliani. Bender,
però, oltre a descrivere il vestiario dei MIB e il loro aspetto racconta che
venne da questi esseri, provenienti dal morente pianeta Kazik, portato nella
loro base nell'Antartico dove non c'era nessuno che li poteva disturbare nel
loro compito: prelevare e trattare l'acqua di mare, compito questo che veniva
svolto da dischi volanti scout a forma di cupola (l'UFO adamskiano tanto per
intenderci). Bene, tutte queste caratteristiche aliene sia esso somatiche o
relative alla motivazione della loro presenza sulla Terra le ritroviamo in
molte situazioni post 1953. L'Antartico è sempre stato una delle zone
maggiormente sospette di celare basi aliene, alcune testimonianze raccontano di
UFO che prelevano acqua da laghi o altre fonti acquatiche e in molte situazioni
di abduction gli alieni rivelarono che i loro pianeta d'origine era morente e
quindi cercavano sulla Terra fonti di sostentamento atte a salvare la loro
esistenza (spesso si parla appunto di acqua). Come già accennato il rettiliano
è di sicuro, insieme al classico "grigio", l'alieno più
"gettonato" dalla ricerca di forme di vita spaziali presenti sul
nostro pianeta. Ma non fmisce qui: addirittura una delle più famose serie
televisive "fantascientifiche", "Visitors" presenta nei
cattivi alieni le stesse probabili caratteristiche dei MIB di Bender là dove
dietro al loro mascherato aspetto umano si cela un orribile aspetto rettiliano
e il loro arrivo sulla Terra è dovuto principalmente al prelevamento di acqua
(e di carne umana-ndr) necessaria alla sopravvivenza del loro pianeta
d'origine! La prima puntata di "Visitors" è datata primo maggio 1983,
venti anni dopo la pubblicazione del libro autobiografico di Bender.... che
forse, e sottolineo forse, servì come spunto agli sceneggiatori...
(*) Si deve al
ricercatore/ufologo John Keel la diffusione dell'acronimo MIB per indicare i
Men in Black. (**) Nella serie cinematografica dei Men in Black viene usato una
specie di flash portatile per cancellare la memoria a scomodi testimoni. Il
succitato John Keel fu il primo a parlare di "misteriosi fotografi"
che abbagliavano i testimoni con dei flash.



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