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lunedì 18 novembre 2024

IL CASO HERBERT SCHIRMER
di Osvaldo Carigi
Tratto dal libro "Storie di UFO" di Osvaldo Carigi
"Quello che vedevo mi spaventava"
di Gary Nelson
L’avvistamento e il rapimento degli UFO di Herbert Schirmer nel 1967 è di gran lunga
l’evento UFO più conosciuto accaduto in Nebraska. Diventò parte di una storia molto più
ampia che ebbe luogo durante la metà degli anni ‘60. Quei pochi anni possono essere visti
come un periodo di transizione tra l’inizio della moderna era UFO e il nostro presente. Il
primo era un tempo dominato da dischi diurni e luci notturne, mentre il secondo è un tempo
spesso contrassegnato dall’incidente di Roswell e da “rapimenti” alieni. Come l’argomento
UFO stesso, l’incontro di Schirmer si è evoluto, facendosi più complesso e, forse, più
controverso. Chi se non Gary Nelson, ex docente scolastico in pensione di Falls City, in
Nebraska, che per oltre venticinque anni è stato direttore della Divisione di Stato locale e
investigatore sul campo del MUFON, avrebbe potuto darmi informazioni più dettagliate?
Storie di UFO con Gary Nelson
OSVALDO CARIGI (O.C.): Ciao Gary, sto scrivendo un libro su eventi di natura ufologica e
uno dei temi è il famoso caso di Herbert Schirmer, Ashland Nebraska nel 1967. Puoi
aiutarmi con i documenti e le foto sul suo “rapimento”?
GARY NELSON (G.N.): «Ciao Osvaldo: Non ho documenti o immagini di prima mano, ma ho
scritto un articolo sul caso per il gruppo “Nebraska MUFON”. Ho usato materiali raccolti da
John Buder, assistente del Direttore di Stato della Divisione Nebraska dell’organizzaizone no-
profit di ricerca sugli UFO (MUFON). Non credo che il signor Buder sia ancora attivo a causa
di problemi di salute e di età, ed io non partecipo più alle riunioni. Quello che segue è un
tentativo di raccontare la storia dell’esperienza di Herbert Schirmer. Credo sia un resoconto
completo di ciò che Schirmer affermava fosse accaduto, ma anche di ciò che accadde
successivamente. È basato sulla ricerca approfondita di Buder. È ovvio che la ricerca
dispendiosa in termini di tempo è stata una fatica per passione da parte di John. Dal
momento che molte delle fonti da lui raccolte offrono informazioni contrastanti e in alcuni
casi inaccurate, non è facile stabilre cosa sia realmente accaduto e quando, cosa sia
realmente importante e cosa no...».
“Quello che vedevo mi spaventava”
di Gary Nelson
La “Ashland Gazette” del 13 luglio 1967 annunciò l’assegnazione di un terzo poliziotto a
tempo pieno per la polizia di Ashland. Il nome del nuovo arrivato era Herbert Schirmer,
ventuno anni, alto un metro e ottanta per cento chili di peso. Schirmer era un veterano della
Marina Militare e aveva prestato servizio in Vietnam. Suo padre era stato un uomo di
carriera dell’Aeronautica Militare. Era andato a scuola in Giappone, Germania, Francia e alle
Hawai. Si vantava di aver conosciuto i più svariati tipi di persone nel mondo. In seguito venne
descritto come un uomo flemmatico, privo di fantasia, senza fronzoli e con un sorriso facile.
Tutto indica che fosse considerato affidabile, competente, rispettato dai suoi colleghi e dal
pubblico in generale. Un uomo d’affari di Ashland disse: «A Herb piacciono le persone. Non
se le inimica». Si diceva che avesse un sesto senso riguardo al suo lavoro nella polizia,
descritto come “intuizione del poliziotto”.
Domenica 3 dicembre 1967 Schirmer, da sette mesi nella polizia di Ashland, era uno dei tre
ufficiali in servizio. Il capo era William Waschlin. Secondo la maggior parte dei resoconti, quel
giorno “attaccò” alle 17.00. Era una notte chiara, calma e senza luna. Seguì la solita routine,
pattugliando le strade e i vicoli di Ashland. Poco prima dell’una del mattino cominciò a
sentirsi a disagio, forse entrò in funzione la sua presunta “intuizione del poliziotto”. Si
diresse ai margini della città. I cani ululavano in tutta la zona. Decise di controllare il fienile
locale e le recinzioni adiacenti. Tornò all’una e trentacinque, in piena notte. Il bestiame
sembrava essere in preda al panico, gemeva e scalciava contro i recinti.
Più tardi dichiarò: «C’era un grosso toro in un recinto. Era davvero sconvolto. Stava
scalciando e caricava il cancello. Mi assicurai che lo steccato avrebbe tenuto. Ho scansionato
la zona con il mio riflettore. Non c’era niente fuori dall’ordinario». Eppure, non riusciva a
scrollarsi di dosso quella sensazione di disagio. Poco dopo le due del mattino controllò un
paio di stazioni di servizio lungo la Statale 6. Alle due e venti continuò verso sud-ovest.
Mentre si avvicinava all’incrocio con la Route 63, notò una luce rossa tremolante alla sua
destra. Un crinale gli ostruiva la visuale; attraversò l’incrocio, girò a un’ansa sul lato destro
dell’autostrada, dirigendosi successivamente verso l’incrocio. Mentre lo faceva, controllò
l’ora: erano le 2.30. Pensò che le luci potessero essere quelle di un camion fermo e decise
quindi di andare a vedere percorrendo la breve salita della Route 63. Una volta arrivato a
destinazione accese gli abbaglianti. Più tardi disse: «Appena i miei fari che erano accesi
colpirono l’oggetto, ho capito che non era un camion, e quello che ho visto mi ha
spaventato».
Un oggetto a forma di pallone da calcio si librava silenziosamente sull’autostrada e in parte
sulla zona appena a ridosso, un ripido terrapieno accanto a un fosso. Era a circa due metri e
mezzo da terra ed era leggermente inclinato rispetto all’orizzonte. Era largo almeno quanto
la strada, e Schirmer stimò la sua dimensione in sei metri di lunghezza e quattordici di
altezza. La sua superficie brillava come l’alluminio lucido. Una luce rossa proveniva da una
fila di otto «oblò equidistanti», ciascuno di circa mezzo metro di diametro. Sotto di essi c’era
una flangia o una passerella che circondava l’oggetto. Quando i fari di Schirmer lo colpirono
l’intensità delle luci rosse aumentò e iniziarono a pulsare più rapidamente.
Dopo essersi accertato di avere il suo manganello e lo spray al peperoncino a portata di
mano, si avvicinò alla strana macchina. Cominciò a salire gradualmente. Il silenzio della notte
era rotto da un forte suono ondeggiante, che in seguito paragonò alla sirena del nuovo
camion dei pompieri di Ashland. L’oggetto emetteva un bagliore color fiamma dalla parte
inferiore, fluttuando leggermente da un lato all’altro, in quello che fu descritto come il
«movimento di una foglia che cade». Non si sentiva (a detta di Schirmer) alcun odore di
fumo o gas di scarico. Il poliziotto si sporse dal finestrino del suo cruiser e vide l’oggetto che
si alzava sopra la sua macchina per poi sparire alla vista in un batter d’occhio, nel buio della
notte.
Schirmer scese dall’auto per compiere con la torcia una superficiale ispezione del sito e non
trovando nulla d’insolito fece ritorno alla stazione di Polizia. L’incidente e il viaggio di rientro
si svolsero in un arco di tempo di dieci minuti, non di più, eppure erano le 3.00 del mattino
quando Schirmer mise piede nel suo ufficio. Venti minuti erano apparentemente scomparsi.
Alcuni resoconti sostennero che Schirmer andò in bagno e bevve molta acqua fredda,
mentre altri affermarono che “buttò giù” due tazze di caffè fumanti come se fossero acqua
fredda. Sul rapporto di servizio Schirmer scrisse: «Ho visto un disco volante alla congiunzione
delle autostrade 6 e 63. Che ci crediate o no!». Dopo di che tornò nel suo appartamento.
Accusò debolezza mista a un agitato nervosismo, “accompagnato” da un forte mal di testa e
rumori ronzanti che persistevano nella sua testa, impedendogli di dormire. Aveva anche un
livido rosso lungo il collo, sotto l’orecchio sinistro. Era largo circa quattro centimetri e lungo
pressappoco cinque.
Herb Schirmer non dormì molto quella notte. Il mattino seguente il capo William Wlaschin
vide il laconico rapporto di Schirmer sul registro e si diresse verso la casa del poliziotto. In
seguito disse a un giornalista del “Lincoln Journal” di aver avuto da Schirmer conferma di
quanto aveva scritto sul registro. «Non ho dubbio alcuno, ha visto qualcosa e lo ha descritto
nel rapporto», disse. Wlaschin e Schirmer si recarono sul luogo dell’incidente. Non trovarono
tracce di atterraggio e non accusarono disturbi fisici. Raccolsero un piccolo pezzo sottile di
metallo fuso che era dello stesso colore del presunto UFO. Wlaschin aveva intenzione di
farlo esaminare per sapere se effettivamente fosse parte della “cosa” vista da Schirmer.
L’incidente fu notificato alla base dell’Aeronautica di Offutt. Schirmer ebbe la fiducia di
Wlaschlin su quanto accaduto:
«È un buon poliziotto, non ha mai riferito nulla di cui non fosse testimone. Ho fiducia in
lui. Ha visto qualcosa. Se dice che era un disco volante, beh... deve essere stato un disco
volante. Lo seguirò fino in fondo, rischiando la testa. Schirmer - aggiunse più tardi - è un
ufficiale eccellente, è astemio ed è disposto a sottoporsi al test del poligrafo».
L’operazione fu eseguita qualche giorno dopo l’incidente, nella stessa settimana, presso
un’agenzia ufficiale. Il capo Wlaschin dichiarò che il risultato del test aveva confermato
quanto scritto e detto dal poliziotto. Schirmer diceva la verità riguardo la sua esperienza:
vide qualcosa che sembrava un “disco volante”. Waschlin non rivelò esattamente il luogo
dove avvenne il test ma evidenziò lo stato psico-fisico particolarmente sofferente del
poliziotto.
Il giovedì successivo Wlaschin e Schirmer presero in prestito un contatore geiger dall’ufficio
dell’Omaha Public Power District (OPPD) di Ashland, per controllare il livello di radiazioni
presente nel luogo dell’incidente. Wlaschin riferì che l’ago dello strumento saltò, indicando
la presenza di radioattività. L’OPPD confermò di aver fornito ai due ufficiali di polizia le
istruzioni sull’uso del contatore geiger, ma non volle commentare la lettura. Un portavoce
dello State Radiological Laboratory di Lincoln dichiarò che la lettura di Wlaschlin era circa
centosessanta volte più alta del normale per la zona di Ashland, ma non era considerata
pericolosa. Il laboratorio di Stato effettuò un ulteriore esame del sito, non rilevando letture
di radiazioni anomale, bensì solo una normale radiazione di fondo. Il direttore del
laboratorio dichiarò: «Wlaschin, a quanto pare, ha letto male la macchina». Il capo non era
riuscito a ottenere una lettura di fondo nell’area prima di effettuare il test. Alcuni residenti
di Ashland erano convinti che Schirmer avesse visto «una sorta di riflesso delle luci di insegne
vicine o dei fari delle auto della polizia, dovuto alle condizioni nebbiose in quel punto basso
della valle».
Venerdì il capitano dell’Aeronautica Militare, Roy Cunningham, ufficiale investigativo UFO di
Offutt AFB, dichiarò al “Lincoln Journal” di aver trasmesso per l’analisi a Wright-Patterson
dell’Air Force Base, in Ohio, le informazioni ricevute dal capo Wlaschin sui test del poligrafo e
la lettura del contatore Geiger. «Spetterà a loro decidere quali ulteriori azioni saranno
intraprese». Wright Patterson inviò a sua volta le informazioni al gruppo di studio UFO
dell’Università del Colorado, divenuto poi noto come “Commissione Condon”.
Il mercoledì successivo, due investigatori della suddetta Commissione, il chimico-fisico Roy
Craig e il professor John Ahrens, assistente di ricerca, andarono ad Ashland per interrogare
Schirmer, leggere il suo rapporto, esaminare la sua macchina di servizio e il sito. Non
trovarono tracce di radioattività e nessuna prova che indicasse l’atterraggio o il decollo di un
oggetto insolito. Wlaschin rivelò alla stampa che uno dei due gli disse di credere alla
testimonianza di Schirmer. Craig e Ahrens, come detto, ascoltarono la storia da Schirmer,
dove emergeva l’irrisolto “buco” temporale. Schirmer disse di avere ancora la sensazione
che ci fosse qualcos’altro che dovesse sapere: cosa era successo in quel lasso di tempo
mancante? Il piccolo pezzo metallico fu inviato a Boulder, Colorado, e una volta analizzato
Craig scrisse: «I suoi principali costituenti sono ferro e silicio. Poiché la relazione tra il
materiale e il presunto UFO è molto debole, non è stato compiuto alcuno sforzo ulteriore per
determinare la sua origine specifica, in quanto potrebbe essere plausibilmente un ordinario
rifiuto corroso di origine terrestre».
Nel 1968 il Dott. Leo Sprinkle era un professore associato di Psicologia dell’Università del
Wyoming. Fu uno dei primi psicologi professionisti a prendere sul serio le abduction e ad
usare l’ipnosi come strumento d’indagine. All’inizio di quell’anno s’incontrò con la
“Commissione Condon” per esaminare un numero di casi adatti a tale metodologia
investigativa. L’incidente di Schirmer fu selezionato in virtù del misterioso “missing time”.
Schirmer e il suo capo Waschlin ricevettero il permesso dal sindaco di Ashland, C. M. Goff, di
recarsi a Boulder. A loro era stato chiesto di comparire davanti al gruppo di studio per due o
tre giorni.
Sul “Lincoln Journal” del 6 febbraio (1968) si legge:
«Un portavoce del gruppo di ricerca ha affermato che l’incidente di Ashland è molto
interessante e che, dopo lo studio, il team valuterà l’avvistamento».
Il capo Waschlin dichiarò:
«Non penso che ci chiamerebbero in Colorado se non fossero interessati. Lo erano già
durante i loro due viaggi ad Ashland, subito dopo l’avvistamento. Vogliono arrivare
fino in fondo e scoprire esattamente “cosa è cosa”».
La prima sessione con il dott. Sprinkle e i membri del gruppo si svolse martedì mattina, 13
febbraio, in una stanza presso l’edificio di collaudo e consulenza dell’Università. Presenti,
oltre al dottor Sprinkle e Schirmer: Roy Craig, John Ahrens, il dottor Hallack McCord, uno
psicologo di Denver, il capo Wlaschin e altre due persone. Nel suo rapporto finale, il dott.
Sprinkle descriveva le sue prime considerazioni:
«Il Sergente Schirmer ha dato l’impressione di essere piacevole e collaborativo,
consapevole del possibile significato del suo ruolo nel procedimento e disposto a
sottoporsi a domande sull’avvistamento UFO».
Schirmer era titubante nel sottoporsi a tecniche ipnotiche. Il dott. Sprinkle scrisse:
«Il punto cruciale del conflitto apparente si è verificato quando ho consegnato a
Schirmer la copia del modulo di rilascio da firmare. La sua esitazione sembrava
derivare dal desiderio di essere prudente, nonché dall’ansia e dal dubbio sull’uso di
tecniche ipnotiche [...] Visto che la sua preoccupazione era così evidente, e poiché non
volevo mettere a repentaglio l’intera seduta permettendogli di interrompere
l’intervista, decisi di utilizzare la tecnica del pendolo, usata per rilassare il soggetto e
sondare il suo subconscio».
Il dott. Sprinkle ammise nel suo rapporto che alcuni esperti misero in discussione
l’affidabilità delle informazioni sul subconscio. A Schirmer fu chiesto di tenere un pendolo,
che consisteva in un gemello usato come peso all’estremità di una corda. In risposta a una
domanda, inconsciamente e involontariamente il pendolo avrebbe oscillato in una delle
quattro risposte predeterminate e psicologicamente suggerite: un movimento avanti e
indietro in una direzione significava “sì”; lo stesso movimento nella direzione perpendicolare
significava “no”; un movimento circolare in senso antiorario significava “non so”; un
movimento circolare in senso orario significava “non voglio saperlo”. La sessione
pomeridiana fu condotta nel Centro di Consulenza dei Servizi per il Personale degli Studenti.
Secondo il rapporto del Dott. Sprinkle, oltre a Bob Fenner, erano presenti anche lo psicologo,
che avrebbe dovuto somministrare una serie di test a Schirmer il giorno successivo, e lo
stesso Dr. Condon, oltre ad altri individui già intervenuti alla sessione del mattino.
Nel saggio “Confrontations: a Scientist’s Search for Alien Contact” di Jacques Vallée si legge:
«Quando il sergente Schirmer arrivò a Boulder per una serie di test psicologici, chiese
di vedere il professor Edward Condon. Si era convinto a compiere il viaggio in quanto
gli era stato assicurato che esisteva un serio interesse per il suo avvistamento da
parte del noto fisico, che avrebbe partecipato di persona alla seduta.
Sfortunatamente, il dottor Condon non era al Campus all’epoca e i membri della
Commissione scientifica si resero conto che il trucco escogitato per ottenere il
consenso dall’ufficiale rischiava di essere scoperto. Il sergente Schirmer, che non era
uno sciocco, mi disse che gli presentarono qualcun altro come professor Condon.
Durante la conversazione successiva qualcuno entrò nella stanza e si rivolse al
presunto “professore” con un nome diverso da “Ed” o “Edward”. Schirmer a quel
punto fronteggiò lo scienziato: “Non sei Condon!” gridò. Seguì una scena
imbarazzante. A Schirmer venne poi rivolta una serie di domande, usando la tecnica
del pendolo. Fu quindi ipnotizzato, ma non volle fornire ulteriori informazioni. Disse
che sentiva che sarebbe stato “sbagliato” dire qualsiasi altra cosa fino al “momento
giusto e al posto giusto”. Venne fatto uscire dalla stato di trance. Il Dott. Sprinkle riferì
che: “Durante la sessione post-ipnotica, Herb offrì molti commenti in risposta alle
domande degli osservatori. Sebbene le sue dichiarazioni avessero un fondo di verità,
non sembrava sapere come o dove avesse ricevuto le informazioni che ci stava
propinando”».
Quanto segue sono i dati riferiti da Schirmer in stato di trance, durante la sessione del 13
febbraio voluta dalla “Commissione Condon”, come riportato dal Dr. Sprinkle:
- la macchina della polizia si bloccò o si fermò;
- i fari si spensero;
- durante l’avvistamento a Schirmer fu “impedito” di estrarre la pistola;
- nello stesso lasso di tempo gli fu anche “impedito” di usare la radio della polizia;
- una luce fu emessa dall’oggetto e brillò sull’auto;
- Schirmer osservò una figura bianca e sfocata, che provenendo dall’oggetto si
avvicinò alla macchina, e apparentemente era un organismo intelligente;
- ebbe luogo una sorta di “conversazione” telepatica con la figura;
- la comunicazione con qualcuno del velivolo avvenne nel momento
dell’avvistamento UFO (nel corso dell’intervista con il gruppo di studio, si
manifestò una sensazione di contatto mentale diretto con qualcuno);
- sono state ottenute informazioni che indicavano come l’oggetto fosse spinto da
un qualche tipo di forza elettrica e magnetica, che poteva controllare la forza di
gravità;
- l’oggetto si stava “alimentando” attraverso i tralicci delle linee elettriche per le
comunicazioni;
- l’oggetto era un ricognitore partito da una “nave madre”, che fungeva alla
stregua di una portaerei terrestre;
- gli occupanti provenivano da una galassia vicina alla nostra, ma avevano
stabilito basi su Venere o Saturno;
- le intenzioni degli esseri erano amichevoli e il loro scopo era impedire ai terrestri
di distruggere il loro stesso habitat;
- a Schirmer fu detto che stava “facendo un buon lavoro”, che non avrebbe
dovuto parlare ulteriormente durante l’intervista, ma avrebbe potuto parlare più
tardi quello stesso anno e dire di più sugli eventi dell’avvistamento UFO.
Durante un’interruzione dell’interrogatorio, Schirmer descrisse le sue reazioni e i suoi
problemi connessi con l’avvistamento. Spesso avvertiva squilli, torpore o ronzio nelle
orecchie prima di andare a dormire; credeva, altresì, di aver fatto sogni precognitivi.
Il dottor Sprinkle riferì:
«Schirmer descrisse disturbi del sonno, tra cui incidenti nei quali svegliandosi scoprì
che stava soffocando la moglie, legandole le caviglie e i polsi; ha poi aggiunto che la
povera donna, a volte, si svegliava durante la notte e metteva la pistola altrove, in
modo che non fosse negli stivali accanto al letto dove lui la teneva [...]».
Il dottor Sprinkle concluse la sua relazione così:
«[...] A mio parere gli eventi descritti dal sergente Schirmer sono esperienze reali;
tuttavia, ritengo che le prove non rispondano alle domande riguardanti la fonte, il
metodo e lo scopo della comunicazione delle informazioni aggiuntive».
Il mercoledì fu consegnata a Schirmer una batteria di test psicologici, incluso quelli di
Rorschach (1). In seguito, confessò a Jacques Vallée che quando gli fu chiesto di dire ciò che
vedeva in quelle forme, dichiarò l’ovvio: macchie d’inchiostro. Allo psicologo disse: «Dottore,
sono un ufficiale delle forze dell’ordine. Non dovrei immaginarle le cose. Sono stato
addestrato a riferire su cose che sono reali». Continuò dicendo che temeva che, se avesse
iniziato a riferire di vedere farfalle o elefanti che copulavano in macchie d’inchiostro, gli
scienziati avrebbero rapidamente concluso di trovarsi davanti a un pazzoide che, come tale,
poteva altrettanto facilmente vedere dischi volanti lì dove c’era solo un ammasso di nuvole.
Mentre i due terzi delle forze di polizia di Ashland erano a Boulder, un’effige di Herb
Schirmer venne appesa su un albero nei pressi della porta nord del cimitero della cittadina.
La mattina del giorno in cui Schirmer incontrò la “Commissione Condon”, la gente che passò
in macchina nei pressi del cimitero, testimoniò la presenza di un manichino impiccato, senza
braccia e senza vestiti, con una pistola, un distintivo e il nome “Herb” sullo stomaco.
Schirmer ricevette anche una telefonata nella quale gli fu detto che la sua auto era stata
fatta saltare in aria, ma il tutto si rivelò una falsa notizia. Schirmer e Wlaschin tornarono a
casa il mercoledì sera. La “Ashland Gazette” commentò: «Il viaggio a Boulder e la sessione
ipnotica hanno fornito a tutti e tre i principali quotidiani del Nebraska una giornata campale
per l’informazione. Il “Lincoln Star” pubblicò dodici colonne sulla storia, il “Lincoln Journal”
diciannove, e “L’Omaha World-Herald” tredici un giorno, sette il successivo».
Schirmer confessò ai giornalisti cosa gli era stato detto dagli scienziati in Colorado nel corso
delle sessioni d’ipnosi. «Sotto ipnosi ho detto un sacco di cose a cui non credereste», dichiarò
al quotidiano “Lincoln Star”. Disse anche che il dottor Sprinkle probabilmente sarebbe
venuto a trovarlo ad Ashland e confessò alla stampa che gli fu riferito di altri due incontri, da
parte dei visitatori spaziali, nel corso dell’anno. Un portavoce del “Commissione Condon”
dichiarò, al “Lincoln Journal”, che a Schirmer vennero poste più di 1.500 domande sulla sua
vita e sull’incidente, aggiungendo altresì che il gruppo di studio, sotto contratto con l’Air
Force statunitense per indagare sugli avvistamenti UFO, era dell’opinione che Schirmer
avesse visto qualcosa che non fu in grado di identificare. Il portavoce terminò affermando
che le indagini del Commissione sull’incidente sarebbero continuate contestualmente alla
valutazione dei test cui si era sottoposto Schirmer. In meno di un anno la “Commissione
Condon” chiuse i suoi lavori e pubblicò le sue conclusioni su “Scientific Study of Unidentified
Flying Objects”.
Nonostante avessero impiegato 1.500 domande per valutare il caso, ci vollero solo trenta
parole per redigere un rapporto sui test: «La mancanza di prove e le interviste con l’agente
Schirmer hanno lasciato il personale del progetto senza la certezza che l’esperienza UFO da
lui riferita fosse fisicamente reale». Due mesi dopo il viaggio a Boulder, Wlaschin si dimise e
Herb Schirmer fu nominato comandante del Dipartimento di Polizia di Ashland al suo posto,
diventando il più giovane capo di polizia nel Midwest. Due mesi dopo, però, anche Schirmer
si dimise, ma non a causa della pressione subita dopo l’avvistamento o per qualsiasi
commento ironico giunto nei suoi confronti. «Mi sono dimesso perché semplicemente non
prestavo sufficiente attenzione al mio lavoro. Continuavo a chiedermi cosa fosse realmente
successo quella notte. I miei mal di testa stavano diventando piuttosto aggressivi. Stavo
divorando aspirina come se fosse popcorn. Non puoi essere un buon poliziotto se hai
problemi personali. Così ho smesso».
Dopo le sue dimissioni, un uomo d’affari di Ashland disse a Schirmer di contattare Warren
Smith, autore di diversi articoli su riviste ufologiche con lo pseudonimo di Eric Norman.
L’editore di Smith fornì a Schirmer il suo numero di telefono permettendo così all’ex
poliziotto di chiamarlo. Nell’iniziale conversazione telefonica, Schirmer disse a Smith che la
“Commissione Condon” non sembrò interessata a scoprire cosa realmente gli fosse capitato,
ipotizzando che forse si trattava di una “patata bollente”. Si lamentò, altresì, di avere
qualche brutto mal di testa, di non dormire molto bene e di aver bisogno di aiuto.
Smith e il noto scrittore di paranormale, Brad Steiger, incontrarono Schirmer a Council
Bluffs, nello Iowa, ascoltarono la sua storia e presero atto della richiesta di aiuto. Dopo
settimane di conversazioni telefoniche, Smith concluse che Schirmer non avrebbe mai
potuto ricordare altri dettagli sull’incontro ravvicinato senza l’uso dell’ipnosi regressiva.
Loring G. Williams, un ipnotista professionista del New Hampshire che spesso lavorò con
Steiger, accettò di guidare la sessione. Smith, Steiger e Williams si incontrarono con Schirmer
in una stanza all’Holiday Inn di Des Moines, Iowa, l’8 giugno 1968. L’ex poliziotto fu messo in
uno stato di trance e regredì al mattino dell’avvistamento. Il seguente resoconto si basa sulla
trascrizione di quella sessione ipnotica e sulle discussioni che i quattro ebbero dopo il
completamento della stessa.
Dopo aver avvistato l’oggetto, Schirmer guidò su per la collina fino a un campo sopra la
strada, conosciuta per essere luogo di ritrovo di coppiette locali e di feste adolescenziali a
base di birra. La radio della polizia nella sua auto non funzionò quando provò a chiamare
aiuto, il motore dell’auto si spense e, con essa, anche i fari. L’UFO metallico, a forma di
pallone, oscillò per un momento sul campo, le sue luci rosse si spostarono rapidamente. Tre
gambe telescopiche scesero dal fondo del velivolo e si posarono sul terreno. Schirmer ebbe
paura ma gli fu “impedito” di scappare. Alcune entità uscirono dalla nave e si avvicinarono
alla macchina. Schirmer cercò di estrarre la pistola ma gli fu “impedito”. L’entità in piedi,
davanti alla macchina, teneva qualcosa nella sua mano, dalla quale sembrò sprigionarsi una
sostanza gassosa di colore verde che avvolse la vettura.
La stessa entità, o un’altra simile, estrasse da una fondina una sorta di dispositivo
puntandolo verso il parabrezza, emettendo una luce brillante, simile a quella del flash di una
fotocamera, che paralizzò Schirmer facendolo anche apparentemente svenire. Quando
l’uomo si riprese abbassò il finestrino e individuò due entità accanto all’auto. Una lo afferrò
per il lato sinistro del collo, causandogli un improvviso dolore. A quel punto aprì la portiera e
uscì dall’auto.
Una delle entità fissandolo con i suoi occhi da gatto (rettiliani?), in modo tale da mettere a
disagio il giovane, chiese: «Sei il guardiano della città?». Cercando di distogliere lo sguardo
da quegli occhi ipnotici e indagatori, Schirmer rispose che era un poliziotto. Gli fu chiesto se
la vicina centrale elettrica fosse l’unica fonte di energia per l’area, e lui rispose che lo era.
Quindi, gli fu anche chiesto del Lincoln City Water Reservoir, che si trovava proprio in fondo
alla collina. Lo informarono che avrebbero prelevato una qualche fonte di energia dall’acqua.
Quando Schirmer chiese a una delle creature se fosse reale, questa rispose
affermativamente e, come prova, strinse la spalla del poliziotto con la sua mano.
Dopo aver confidato alle entità circa la sua intenzione di non sparare con l’arma in dotazione
contro l’astronave, Schirmer si sentì chiedere se gli sarebbe piaciuto salire a bordo della
stessa. Chiese loro com’era gestita la nave spaziale. Gli fu detto che era alimentata da un
elettromagnetismo reversibile, che aveva qualcosa a che fare con la gravità. Schirmer, a quel
punto, fu scortato al velivolo. Mentre saliva una scala che si era aperta sul fondo
dell’oggetto, notò che il metallo sembrava più freddo di quanto avrebbe dovuto essere.
Entrò in una stanza gelida, che misurava tra i sei e gli otto metri, illuminata da una luce
rossastra.
Il soffitto, dal quale pendevano varie scatole e strumenti, era alto solo poco più di un metro
e ottanta centimetri. Due entità entrarono nell’astronave con lui, mentre altre due rimasero
fuori a fare da sentinella. La scala e l’apertura si richiusero. Su un lato della stanza c'erano
due sedie con schienali triangolari, di fronte a quello che Schirmer descrisse come «una sorta
di pannello di controllo» con numerosi pulsanti e quadranti. Un ampio schermo sopra la
consolle era inclinato verso le due sedie. Tubazioni sembravano correre ovunque. Gli fu
mostrato quello che sembrava un tipico calcolatore degli anni ‘60, con bobine a nastro e file
di luci tremolanti. Tutto sembrava fatto dello stesso metallo dell’esterno della nave. In
seguito ricordò di aver visto una versione simile ma invertita, della mappa stellare disegnata
da Betty Hill dopo un altro famoso caso di “Incontro Ravvicinato”.
Uno degli occupanti comunicava sia telepaticamente sia verbalmente e, in entrambi i casi, le
sue parole erano pronunciate in un «inglese approssimativo», sembrando provenire dal
profondo del suo corpo. Disse al poliziotto che la nave era un mezzo di osservazione (forse
un ricognitore) con un equipaggio di quattro persone. Venivano da una galassia vicina, ma
avevano basi su Venere e su un altro dei pianeti del Sistema Solare.
Sotto ipnosi, Schirmer riferì:
«Ci hanno osservato per un lungo periodo di tempo e pensano che, lentamente,
attraverso i contatti e i relativi resoconti, la verità li aiuterà. Sta spiegando che, in una
certa qual misura, vogliono confondere le persone. Sanno che vengono osservati
troppo spesso e così stanno cercando di confondere la mente del pubblico. Mi sta
dicendo che vogliono che tutti credano in loro, così saremo aperti alla loro invasione
e...».
A quel punto Williams chiese se questo volesse dire conquistare il mondo, ma Schirmer
rispose:
«Oh no, no. Ha usato la parola “invasione”, ma l’ha inteso in modo amichevole. Ha
detto che sarebbe stata la completa dimostrazione della loro esistenza. Il pubblico
dovrebbe iniziare a pensare di non aver paura di questi esseri perché non sono ostili».
L’occupante che comunicava, e che Schirmer in seguito avrebbe chiamato il “Capitano”,
spiegò che durante il loro colloquio mettevano cose nella sua mente, come facevano con
tutti quelli che contattavano. Schirmer spiegò:
«Mi è stato detto di essermi trovato nel posto sbagliato al momento giusto o
qualcosa del genere. Non seguono una metodologia per contattare le persone, è per
puro caso, così che il governo non possa determinare alcun loro “modus operandi”
specifico. Ci saranno molti più contatti. Pensano che la razza umana stia facendo le
cose nel modo sbagliato, ma non interferiscono in alcun modo. [...] Sapevano cosa
stavano facendo».
I quattro membri dell’equipaggio erano alti circa un metro e mezzo. Schirmer li descrisse
come muscolosi. La loro postura era rigida e si muovevano con un portamento militare. Le
loro teste erano lunghe e strette e la loro carnagione liscia e grigio-bianca. Schirmer lo definì
un «colore pastoso, come quello della pasta di riso». Il naso prominente era lungo e piatto; la
bocca era una fessura con le labbra appena visibili.
Gli occhi, che non battevano mai le palpebre, erano la caratteristica predominante del volto.
La loro forma, come la pupilla, era simile a quella di un gatto, con un sopracciglio sottile e
obliquo al di sopra. Indossavano un’uniforme attillata con guanti e stivali, tutta d’un pezzo.
La tuta passava sopra la testa senza coprire il viso, come un passamontagna. Tutte le parti
della divisa erano del medesimo colore grigio argenteo, che Schirmer paragonò al colore
dell’amianto. Non c’erano cuciture, cerniere o bottoni. L’unica mostrina o emblema
sull’uniforme era una «piccola toppa sul lato sinistro [...]. Sembrava un serpente con le ali».
Questo emblema fu ampiamente discusso a causa dei numerosi riferimenti a serpenti alati o
piumati nei miti di molte culture antiche. Schirmer poté solo dire: «Io non so cosa significhi.
So solo che portavano quell’emblema sul petto».
Lo stesso emblema, ma sul lato destro della divisa, era stato visto durante un incontro
ravvicinato vissuto da Filiberto Cardenas in Florida nel 1979. Il materiale del copricapo
sembrava essere un po’ più spesso del resto dell’uniforme, e la parte che copriva le orecchie
lo era ancora di più. Una piccola antenna era presente sopra l’orecchio destro. Schirmer
disse:
«Ricordo di aver detto sul nastro (sotto registrazione) che si trattava di una radio di
qualche tipo, che permetteva di comunicare, ma non ricordo di averli sentiti parlare
tra loro e forse era qualcos’altro».
Una cintura con una lucente fibbia d’argento portava una fondina che conteneva un
dispositivo simile a una pistola a raggi laser, che aveva paralizzato e stordito Schirmer in
macchina. A quanto pare i visitatori non indossavano nessun tipo di serbatoio o respiratore.
«Camminavano in giro come se potessero respirare la nostra atmosfera. So che quelle
due entità respiravano quando erano vicini alla mia macchina, perché vidi la
condensa del loro alito per il freddo».
Si parlò anche della dieta degli alieni...
«Dissero che mangiavano verdura e frutta. Niente carne. Non mi fu fornita una
ragione per questo. Credo non gradiscano un buon hamburger o una bella bistecca.
Forse non hanno “bestiame” da dove vengono. Molti agricoltori si lamentano perché i
corvi rubano il loro mais, ma potrebbe essere qualcuno dallo spazio».
L’UFO ricognitore raccoglieva campioni di piante e animali:
«Mi hanno informato che avevano raccolto mucche, corpi di animali morti e alcune
persone. Li avrebbero usati per esperimenti. Hanno un programma di analisi genetica,
ma non ne abbiamo parlato nel dettaglio. Penso che alcune persone prelevate siano
state cambiate, in modo da avere “agenti” (alieni) nel nostro mondo. Sono molto
preparati sulla manipolazione cerebrale».
La nave da osservazione era di circa trentuno metri di diametro, dieci metri e mezzo di
altezza con i supporti estesi e sei metri di altezza con i sostegni retratti. Era fatta al cento per
cento di magnesio puro. Schirmer non vide saldature o cuciture. Le enormi navi madri
stazionano molto al di sopra dell’atmosfera terrestre, tanto da non poter essere individuate.
Fungevano da quartier generale, da centri di manutenzione e riparazione, e come
piattaforme di sorveglianza. Erano dotate di apparecchiature in grado di controllare qualsiasi
oggetto sulla Terra. Avevano anche basi situate sotto i nostri oceani o sotto il nostro suolo.
Almeno due erano situati negli Stati Uniti.
Le navi di osservazione trasportavano piccoli dispositivi a forma di disco, usati come unità di
ricognizione e sorveglianza telecomandate, ed erano inviate per esplorare un’area prima che
l’aeromobile principale vi potesse atterrare (in sostanza sembra la descrizione degli attuali
droni, se non fosse che siamo alla fine degli anni ’60). Misuravano quasi due metri di
diametro, dotate di sofisticate apparecchiature e di un dispositivo di scansione, che
trasmetteva immagini e suoni al grande schermo sopra la consolle. Contenevano anche una
potente unità di distruzione, che poteva essere fatta detonare dalla nave principale.
Schirmer si riferiva a questi dispositivi come “baby moons”, perché somigliavano a un tipo di
coprimozzo popolare, all’epoca, tra gli adolescenti. Le “baby moons” erano ritenute
necessarie poiché gli abitanti della Terra erano considerati un popolo violento. A Schirmer fu
detto che alcune delle astronavi erano state abbattute dai radar e prima dell’impatto al
suolo erano state fatte esplodere da un meccanismo situato al loro interno. L’UFO era
alimentato da «energia elettromagnetica reversibile» che consentiva il volo non influenzato
dall’inerzia o dalla gravità.
Il dispositivo guida era al centro della nave e consisteva in un rotore simile a un cristallo
collegato a due grandi reattori colonnari, che invertivano l’energia magnetica ed elettrica,
consentendo loro di controllare la materia e superare la forze di gravità. Schirmer non era
sicuro se gli fosse stato detto che erano in grado di accelerare fino a circa 240.000 chilometri
all’ora o al secondo.
Gli occupanti mostrarono le capacità del grande schermo che dominava la piccola stanza. Un
interruttore sulla consolle lo accese e Schirmer poté vedere un’immagine nitidissima
dell’esterno della nave. Le due guardie erano chiaramente visibili nonostante l’oscurità.
Vennero anche mostrate tre astronavi che volavano in formazione nello spazio e una delle
enormi navi madri a forma di sigaro. I visitatori hanno anche illustrato come funzionava la
tecnologia che consentiva loro di estrarre piccole quantità di elettricità dalle linee elettriche.
«Mi venne detto di guardare fuori, da uno degli oblò. Vidi qualcosa simile a un’antenna
muoversi verso il basso in direzione della linea elettrica. Devono aver premuto un
pulsante o qualcosa, perché ci fu un improvviso sprazzo di elettricità che schizzò fuori
andando in perpendicolare dalla punta dell’antenna. Mi dissero che non potevano
immagazzinare molta energia, quindi ne presero poca. Tentarono anche di restituirne
alla linea elettrica, mancando però l’obiettivo e facendo scoppiare un piccolo incendio,
che bruciò un palo di legno».
 Dissero a Schirmer che un campo di forza invisibile circondava la nave per proteggerla
quando era a terra. Era questo campo energetico che fermava i motori delle automobili,
interferiva con le comunicazioni radio e talvolta provocava una sensazione di formicolio negli
uomini e negli animali. Alla domanda su eventuali scritte che avesse osservato, Schirmer
rispose: «C’erano alcuni libri, che sembravano registri, libri di appunti su tavole. Questa roba
era più simile a simboli come le cose che vedi nei film sull’Egitto».
Quando l’incontro si stava avvicinando alla fine, fu chiesto a Schirmer di non rivelare di
essere stato a bordo dell’UFO, ma di averlo visto atterrare sotto l’incrocio delle autostrade e
una volta avvicinatosi di averlo visto alzare in volo. Prima di scomparire nel buio della notte,
gli dissero: «Racconterai questo e non dirai nulla, saggiamente, di quello che è successo qui
stasera. Dovrai parlare con noncuranza, perché torneremo a trovarti ancora due volte. Ci
sarà uno dei “tuoi” (un umanoide) che ti accosterà. Lo riconoscerai quando si avvicinerà».
Più tardi, Schirmer avrebbe confidato a sua madre che altri membri della famiglia sarebbero
stati contattati, cosa che avvenne ma anni dopo. Un fratello scomparve e non venne mai più
visto. Disse anche: «Sono stati in grado di controllare il mio rapporto sull’avvistamento. Ho
fatto esattamente come mi dissero, quindi ero come uno di quei robot di cui senti parlare.
Qualcosa mi impedì di fornire tutti i dettagli quando venni ipnotizzato dal dottor Sprinkle.
Sono certo che questi alieni possano condizionare mentalmente un uomo per tutto il tempo
che vogliano. Non sono stupidi. Potrebbero fare “zapping” in tutto il mondo in questo
momento, se lo volessero. Quando si riveleranno a noi, dovremo essere pronti ad accettarli.
Ci potrebbero essere molti più contatti con gli uomini, anche se ogni testimonianza emergerà
solo ed esclusivamente per volontà degli “alieni”. Probabilmente avrei dovuto fare alcune
domande, ma quando ti trovi in una situazione tipo la mia, riesci solo ad ascoltare quello che
ti viene detto. Non sono nemmeno sicuro che provengano effettivamente dai luoghi che
hanno detto».
Schirmer fu scortato fuori dall’astronave e tornò alla sua macchina di servizio mentre i
quattro umanoidi rientrarono nella nave spaziale. Osservò il fondo del velivolo illuminarsi di
un bagliore rossastro-arancione e il treppiede ritrarsi. La nave di osservazione con la sua
strana ciurma si alzò nel cielo scuro e scomparve come una stella cadente. Warren Smith
passò il tempo a interrogare Schirmer sulla sua conoscenza della tradizione UFO. Gli chiese
se avesse mai sentito parlare di Betty e Barney Hill. Il giovane rispose: «Oh, sì, erano quei
fuorilegge in quel film!». Aveva confuso Betty e Barney con Bonnie e Clyde.
Gli alieni di Schirmer così simili a...
Gli alieni di Schirmer sono molto, forse troppo, simili agli alieni del film “Mars needs women”
(“Marte ha bisogno di donne”) del 1967, uscito lo stesso anno del rapimento. Casualità? Per
non parlare degli alieni di Cardenas (1979) quasi identici a quelli descritti dal poliziotto di
Ashland. Un’ipotesi sulla quale mi sono confrontato con diversi esperti.
NELS ANDERSEN (2): «Se non fosse per il fatto che Herbert è stato ipnotizzato due volte,
potrei essere d’accordo con questa valutazione. Ho sempre pensato che l’alieno somigliasse
al signor Spock di “Star Trek”, che è stato presentato l’anno prima».
KEVIN RANDLE (3): «Ho fatto questa osservazione molto tempo fa... che i marziani e alcuni
rappresentanti alieni sembrano molto simili... Il film fu pubblicato nel 1966, il che significa
che Schirmer avrebbe potuto vederlo prima del presunto rapimento, suggerito da Leo
Sprinkle quando intervistò Schirmer nel 1967».
ANTONIO JOSÈ CARAVACA (4): «Molto interessante... La fantascienza è strettamente legata
agli incontri ravvicinati... ci sono diverse immagini popolari che possono essere
particolarmente “stimolanti”...».
ANTHONY BRAGALIA (5): «Somiglianze notevoli. La data di uscita di “Mars needs women” è
del 1967, lo stesso anno dell’esperienza di Schirmer. Non può essere una coincidenza. Però
non sono sicuro sia accaduto o meno, difficile essere certi nell’ufologia. Il film è precedente a
Schirmer».
ALAN CAVINESS (6): «Diversi incontri ravvicinati degli anni ‘50 e ‘60 furono descritti da
testimoni che riportarono di alieni e astronavi simili a immagini sulle copertine dei libri di
fantascienza tascabili. Nella maggior parte dei casi, gli alieni erano tipi che sembravano
quasi completamente umani. Mi sono chiesto spesso chi sono questi alieni umanoidi... In
alcuni casi, erano grigi sotto mentite spoglie. Gli alieni sono noti per essere telepatici e
possono creare una connessione diretta con la mente umana. Molti di loro possono anche
manipolare la mente umana e generare pensieri e sentimenti. Se ricordo bene, le insegne di
un serpente alato sono state osservate anche sulle uniformi indossate dai “Grigi”. Penso sia
probabile che alcune razze aliene abbiano allevato umani in ambienti lontani dalla nostra
razza. Se così fosse, sarebbero probabilmente molto diversi da noi. E nel corso delle
generazioni è probabile che siamo stati impiantati con DNA alieno. Se gli alieni non umani
avessero bisogno di interagire o manipolare l’intera razza umana senza essere scoperti, una
buona idea sarebbe la creazione di ibridi capaci di interagire sia con gli umani che con gli
“ET”. Altrimenti, sarebbe come se un cane cercasse di comunicare con un gatto. Se gli ibridi
umani fossero cresciuti per esplorare la Terra e la razza umana, il loro comportamento
sarebbe probabilmente un po’ strano per noi. Un po’ bizzaro, forse, se non folle... Potrebbero
aver pensato che fosse una buona idea imitare o copiare ciò che pensavano fosse accettabile
da noi in quel momento. Probabilmente non sapevano con certezza come avremmo potuto
percepirli. Penso sia possibile che alieni simili agli umani siano apparsi intenzionalmente
come personaggi di fantascienza a Schirmer e Cardenas in modo che i testimoni potessero
capire chiaramente cosa stavano guardando. Potrebbero aver ottenuto l’idea dalle
osservazioni della razza umana. Umanoidi su un veicolo spaziale che sputa fuoco dal fondo.
Qualcuno sul pianeta Terra in quel momento avrebbe “riconosciuto” cosa stava vedendo.
Non ci sarebbe stata incertezza. Questo potrebbe non sembrare un’ipotesi coerente con
l’idea di alieni umanizzati, ma potrebbe anche essere che siano stati allevati molto lontano,
in un ambiente diverso, e stavano cercando di capire come pensa un normale essere umano.
La loro potrebbe essere stata una missione in avanscoperta. Questa è solo un’opinione. Per
quanto possano avere detto di avere una base sul pianeta Venere, la maggior parte della
gente non sa che il pianeta Venere è molto, molto caldo. E probabilmente nessun alieno
vorrebbe andarci per nessuna ragione. Sembra che i casi Schirmer e Cardenas siano reali,
veri. Ma ciò che ricordano di aver visto e udito durante l’ipnosi avrebbe potuto essere quello
che gli “alieni” hanno messo nelle loro menti. Quello che è effettivamente accaduto durante i
rapimenti potrebbe essere completamente differente da quanto e stato testimoniato.
Nessuno lo saprà mai...».
THOMAS EDDIE BULLARD (7): «Le somiglianze tra gli alieni di Shirmer e quelli del film sono
sorprendenti. Ragionevolmente queste rappresentazioni possono aver influenzato Schirmer.
Lo ha fatto deliberatamente quasi per buttare sullo scherzo la sua presunta esperienza o è
stato un modo confuso di descrivere una situazione difficile? Non mi sembra che Schirmer
abbia considerato la sua esperienza uno scherzo o abbia voluto ingannarci. Forse egli
realmente ha vissuto un qualche tipo di esperienza “visualizzata” incosciamente, in un
immaginario “cinematografico”, senza rendersi conto che ciò lo avrebbe reso ridicolo e
sicuramente non credibile agli occhi degli investigatori».
Ho trovato la risposta di Bullard, circa le somiglianze tra l’alieno di Schirmer e molti
“marziani”, decisamente interessante e per questo gli ho chiesto: com’è possibile che gli
alieni di Cardenas del 1979 siano così straordinariamente simili agli alieni di Schirmer del
1967? Gli stessi esseri dodici anni dopo... Secondo Bullard, «è possibile che l’immagine
precedente abbia influenzato quella successiva. Cioè, Cardenas prese in prestito
(consciamente o inconsciamente) da Schirmer. Dopo tutto, la storia di Schirmer è apparsa su
riviste e libri sugli UFO e sul paranormale. L’altra possibilità è che Cardenas non sapesse nulla
di Schirmer ma avesse familiarità con alcune delle immagini popolari di un alieno simile,
forse avendo visto un film come “Mars Needs Women” da bambino.
Forse ha semplicemente inventato una storia e, per caso, ha scelto questa immagine per il
suo “alieno”; o, se avesse avuto un vero incontro, avrebbe potuto fare affidamento su
un’immagine, per metà ricordata, come un modo per descrivere ciò che vedeva. Queste sono
solo ipotesi che posso immaginare, ma non ho modo di sapere quale possa essere la verità».
NOTE
1 - Il test delle “Macchie di Rorschach” è uno strumento di indagine della personalità, che sfrutta il
meccanismo inconscio della proiezione, in base al quale di fronte ad un’immagine ambigua e poco
strutturata il soggetto tende a proiettare su di essa il proprio mondo interiore fatto di fantasie,
ricordi, attribuendole significati personali piuttosto che osservarla in maniera oggettiva
(www.dottori.it/salute/test-di-rorschach-applicazioni-specialisti-risultati).
2 - Direttore dell’Iowa MUFON, Nels Andersen, indaga sugli avvistamenti e raccoglie i dati nel
database dell’organizzazione per l'utilizzo da parte dei ricercatori di tutto il mondo, promuovendo la
ricerca per scoprire la vera natura del fenomeno UFO, con particolare interesse alle scoperte
scientifiche e al miglioramento della vita sul nostro pianeta.
3- Il dottor Kevin Douglas Randle (nato nel 1949) è un eminente ufologo. All’interno della comunità
UFO, è spesso considerato uno dei massimi esperti dell’UFO crash in New Mexico del luglio 1947.
Scrittore professionista, con più di 80 libri al suo attivo, Randle è forse meglio conosciuto per i suoi
testi sugli UFO e la storia di Roswell. Anche se la stragrande maggioranza dei suoi libri sono di
fantascienza e narrativa storica, i suoi libri sui racconti dell’incidente di Roswell hanno esercitato
un’enorme influenza su coloro che erano interessati alla saga. Randle, che è tra l’altro anche il
fratello di Brian D. Platt, insieme a Stanton Friedman è generalmente riconosciuto come uno dei
principali ricercatori al riguardo e della questione UFO in generale. Il suo blog:
www.kevinrandle.blogspot.com.
4 - Autore della “Teoria della distorsione”, Antonio Josè Caravaca è un ricercatore, scrittore e
reporter di Cadice, che dai primi anni novanta si è dedicato a chiarire il fenomeno UFO attraverso
indagini paraufologiche e parascientifiche. Ha pubblicato più di 500 articoli e notizie di ricerca su
UFO, criptozoologia, archeologia e questioni eterodosse. Collabora con la testata internazionale
“Enigmas”, fondata da Fernando Jiménez del Oso, “Año Zero”, “Beyond Science” e altri media
specializzati come il quotidiano interamente dedicato al mistero “Enigmas Express”, e la rivista
dedicata al paranormale, diretta dal ricercatore Manuel Carballal, “El Ojo Critico”. Dal 1993 al 2004
ha collaborato alla sezione UFO del bollettino investigativo diretto e curato da Francisco Cabrera e
Pilar Galvin. Ha inoltre curato una monografia dedicata al chupacabra (“Chupacabras. Analysis of a
Contemporary Legend”, su “Investigation Magazine”, 1998). Collaboratore regolare di talk show
radiofonici, ha partecipato a diversi congressi e conferenze sugli UFO, evidenziando il suo intervento
in tre Congressi Nazionali di Giornalismo Misterioso tenutisi a Malaga.
5 - Anthony Bragalia ha a lungo indagato sul fenomeno UFO: dall’esporre uno dei più famosi casi di
UFO (Socorro) come uno scherzo studentesco, al trovare gli scienziati coinvolti nello studio dei detriti
del “metallo della memoria”, fino all’incidente di Roswell. Le sue scoperte saranno sempre stimolanti
e persino provocatorie. I suoi articoli, apparsi su numerosi siti web e blog, sono stati discussi nei
forum di tutto il mondo nel corso degli anni, e il suo lavoro è stato riportato in diversi libri, tra cui
“Witness to Roswell”, “Inside the Real Area 51” e “The Children of Roswell”; nonché in riviste come
“Nexus”, “Atlantis Rising” e “Paranoia”, e su testate giornalistiche, quali “The Mirror”, “The Herald
Tribune”, “Daily Mail” e “Daily Voice”. Nella sua ricerca Bragalia applica le capacità di ricerca e
intervista che ha affinato come consulente nella ricerca esecutiva per alcune delle aziende leader a
livello mondiale, arrivando dove “altri non riescono” per scovare la verità sul fenomeno.
6 - Investigatore del paranormale (www.cavinessreport.com). Per informazioni più dettagliate su
Alan Caviness si veda nota 2 del capitoo “IL METAL MAN DI JEFF” di questo libro.
7 - Ricercatore UFO di fama internazionale, specializzato sul caso Roswell, Tomas Eddie Bullard è uno
degli esperti (forse l’unico) di ciò che accadde nell’ufficio di Ramey l’8 luglio 1947.

Il livello superiore del velivolo come raffigurato da Schirmer sotto ipnosi. Al
centro c’era uno schermo simile alla TV nella quale gli venne mostrato un
sistema stellare: «Questo è il luogo da cui proveniamo: una galassia accanto alla
tua». A sinistra dello schermo c’era una mappa con un sole, pianeti e scritte che
Schirmer non riuscì a comprendere. Nella stanza erano presenti anche numerosi
“computer”.
A sinistra Herbert Schirmer.
A destra una ricostruzione dell’incidente.

L’alieno di Schirmer, di Filiberto Cardenas e di “Mars needs women”
messi a confronto (ricostruzione di Osvaldo Carigi 2018).






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