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lunedì 25 novembre 2024

IL “METAL MAN” DI JEFF

di Osvaldo Carigi


Martedì 17 ottobre 1973, ore 22.00 - Falkville, Alabama
Il giovane sceriffo Jeff Greenhaw è nella sua casa quando riceve una strana telefonata. Una donna, con voce quasi isterica, dice di aver visto qualcosa atterrare in un campo vicino, di proprietà di un certo Bobby Summerford. Pur essendo fuori servizio, Greenhaw decide di dare un’occhiata per verificare la veridicità della denuncia, portando con sé anche una macchina fotografica. Arrivato sul luogo del presunto incidente, dopo un’attenta perlustrazione, prende atto che non vi è traccia dell’accaduto testimoniato dalla donna e decide di tornare a casa, non prima però di compiere un ulteriore scrupoloso giro di ricognizione intorno alla scena del fantomatico atterraggio. In un sentiero adiacente avviene l’incontro che, come vedremo, cambierà la sua vita. Una figura gli sbarra la strada. Greenhaw descrive così quell’improvvisa, inaspettata situazione: «Sembrava che la sua testa e il suo collo fossero uniti... era “metallico” e davvero brillante, qualcosa simile allo scintillio del mercurio o del nickel, ma era altrettanto liscio, come il vetro - se ci fossero state spigolature avrebbe emanato un’illuminazione diversa - [...] quando l’ho visto in piedi in mezzo alla strada, ho fermato immediatamente la macchina e gli ho chiesto se fosse uno straniero, ma dalla sua bocca non è uscito alcun suono». L’essere inizia ad avvicinarsi a Greenhaw il quale, pur rendendosi conto dell’insolito aspetto dello sconosciuto, accende i lampeggianti della propria macchina di servizio e prende la macchina fotografica scattando quattro foto al misterioso personaggio, che, forse abbagliato dai lampeggianti e dalle luci della macchina di servizio dello sceriffo, si volta e inizia a correre «più velocemente di qualsiasi essere umano abbia mai visto», come commenterà successivamente Greenhaw. Prontamente lo sceriffo salta in macchina, deciso a inseguire la strana figura, ma nell’eccitazione del momento accelera così tanto in partenza che perde il controllo del mezzo finendo in un fosso. Dopo alcune manovre Greenhaw riesce a rimettersi sulla strada e a perlustrare attentamente la zona circostante guardando in tutte le direzioni, ma dell’essere non vi è più traccia: sparito nel nulla. L’incontro con quello che passerà alla storia come il “Metal Man” di Falkville risultò fatale al giovane sceriffo: screditato e deriso fu costretto a lasciare il corpo di polizia, il suo matrimonio fallì e per finire gli bruciarono la casa e l’automobile privata. Secondo molti Greenhaw fu vittima di uno scherzo, secondo altri tutta la vicenda fu ideata e portata a termine dallo stesso sceriffo, insieme a un complice travestito da “Metal Man”, in cerca di notorietà. La veridicità dell’accaduto viene invece sposata da alcuni ufologi, che ritengono l’essere visto e fotografato da Greenhaw un esploratore robotico sceso da una “navicella extraterrestre”. Come visto, le reazioni di scherno allo strano incontro ravvicinato del terzo tipo ideato da buontemponi del posto non sono una novità: basti pensare, ad esempio, al caso del poliziotto Lonnie Zamora di Socorro anch’esso “accusato” di essere vittima di uno scherzo perpetrato ai suoi danni da liceali locali. Ben più grave risulta, a mio modesto parere, l’accusa mossa a Greenhaw quale autore di tutta la messinscena a scopo pubblicitario. Secondo una corrente di pensiero all’interno di questa teoria, il buon poliziotto di Falkville sarebbe stato “suggestionato” dall’allora recentissima vicenda di Pascagoula (1) e dall’improvvisa notorietà abbattutasi sulle due “vittime” Charles Hickson e Calvin Parker, prelevati a forza e condotti all’interno di un’astronave da robot, secondo alcuni simili nell’aspetto al “Metal Man”. Se l’ipotesi della “truffa” corrispondesse a verità, per Greenhaw, sarebbe il più clamoroso degli autogol alla uce del disastroso finale della storia, sebbene la tanto agognata notorietà mediatica si sia realizzata, anche se a caro prezzo… E le foto? Risulteranno autentiche, esaminate dal “Mutual UFO Network” (MUFON), un ente di ricerca. Particolare curioso, sui negativi, e non sulle stampe delle foto, si notano alcune immagini simili a UFO. Per dovere di cronaca, mi corre l’obbligo di ricordare che il 1973 negli USA fu un anno particolarmente “vivo” dal punto di visto ufologico. Oltre al caso in argomento e alla citata abduction di Pascagoula (11 ottobre 1973), che detto per inciso già da soli basterebbero a ricordare l’anno in cui si svolsero, vi furono molte segnalazioni di avvistamenti di strane luci e oggetti di più che sospetta natura non terrestre. Spesso “spiegati” nei modi “consueti”, per non parlare di incontri più o meno ravvicinati con “esseri non di questo mondo” a detta dei testimoni, quale frutto di allucinazioni, scherzi, “combine” a scopo pubblicitario, e chi più ne ha più ne metta, in nome del sempre presente scetticismo pronto a “smontare” ogni episodio apparentemente inspiegabile. Indubbiamente la vicenda trattata in questo articolo è una delle mie preferite, tanto da indurmi a investigare, sondando inizialmente il terreno dell’ufologia per conoscere il parere sul “Metal Man” di Falkville di amici ricercatori non certamente avvezzi a “giustificare” ad ogni costo casi a loro proposti e/o trattati personalmente. Ecco cosa mi hanno detto:

ALAN CAVINESS (2): «Ho visto questa foto in passato e non ho mai pensato che fosse la foto autentica di un vero alieno. Sembra un essere umano all’interno di una tuta coperta di carta stagnola! Gli alieni dovrebbero essere in grado di evitare di essere fotografati, a meno che non lo vogliano... A dire il vero non ho mai visto una presunta foto di un alieno che sembrasse autentica. Anche se è possibile che questa foto lo sia, devo dire che ne dubito seriamente. Questa è solo la mia opinione. Spero che aiuti». CHRIS EVANS (3): «Personalmente credo nella veridicità della vicenda. Greenhaw ha perso il lavoro e la famiglia, ma non ha mai smentito quanto accadutogli, nonostante molte persone di sua conoscenza gli abbiano voltato le spalle. Non aveva motivo di mentire, non ha guadagnato nulla da questa storia».

ROB MORPHY (4): «Circa la veridicità del presunto incontro con l’alieno è difficile dare una risposta. Devo ammettere che gran parte delle prove circostanziali sembra indicare una bufala mal concepita, ma d’altra parte potrebbe essere stato davvero un incontro extraterrestre e tale avvenimento avrebbe provocato una striscia di sfortune per Greenhaw.  Preferisco mantenere una mente aperta, ma se oggettivamente guardo le prove, tendo a propendere per una montatura. Greenhaw fu probabilmente istigato a emulare fama e onori di Charles Hickson e Calvin Parker del caso Pascagoula».

Storie di UFO con Lena Greenhaw

Preso atto dei precedenti pareri, sono passato alla successiva fase di ricerca, ovvero avvicinarmi il più possibile alla “fonte” di tutta la vicenda del “Metal Man” di Falkville, per “scovare” Jeff Greenhaw e cercare di intervistarlo, ben sapendo che l’ex sceriffo era assolutamente restio a rilasciare dichiarazioni sulla sua esperienza. La “svolta” avvenne quando nel forum di un sito ufologico da me frequentato proprio in relazione al “Metal Man” di Falkville, comparve il commento di una certa Lena che ringraziava l’amministratore per il serio interessamento al caso in questione: «I just want to say thank u Chris. For writing the truth. My dad has been thru enough», (“Voglio ringraziarti Chris. Per aver scritto la verità. Mio padre è stato altrettanto sincero”). «Hi Lena - risposta dell’amministratore - I just noticed your surname, you are his daughter right? You don’t have to thank me, we always stick to what we believe is the truth here! », (“Ciao Lena, ho notato il tuo cognome, tu sei la figlia, giusto? Non devi ringraziarmi, noi siamo soliti dare risalto qui a ciò che crediamo sia vero!”). Lena era la figlia di Jeff Greenhaw e da allora ogni mio tentativo di ricerca si focalizzò su questa donna, nella speranza di contattarla e chiederle di rilasciarmi un’intervista. Dopo vari ed estenuanti tentativi sono riuscito a rintracciarla via e-mail. Mi sono presentato chiedendole se era disposta a parlarmi della vicenda che vide protagonista suo padre e questa fu la sua prima risposta: «Sai, in tanti hanno cercato di intervistare mio padre, ma lui non è interessato, per via delle cose che gli sono accadute dal giorno in cui scrisse quel rapporto sui fatti; ma io credo a ciò che ha detto, perché l’ho visto nei suoi occhi. Non poteva essere una montatura o una storia inventata. E poiché credeva alla sua storia, papà ha perso tutto». Non mi sono perso d’animo e ho reiterato le mie richieste, specificando che l’intervista sarebbe stata pubblicata, in esclusiva, su un importante magazine ufologico italiano, “XTimes”, e dopo qualche ulteriore tentennamento, finalmente, ha accettato di rispondere alle mie domande… OSVALDO CARIGI (O.C.): Lena, secondo te perché molti non hanno creduto e non credono alla storia di tuo padre?

LENA GREENHAW (L.G): «Forse non avevano simpatia per lui e non apprezzavano i cambiamenti che stava portando a Falkville. Ecco perché oggi nessuno ne vuole parlare».

O.C.: Quali erano queste modifiche che stava apportando a Falkville?

L.G.: «Non ne sono sicurissima, ma so che era stato nominato sceriffo da poco, e poiché in quel luogo c’erano seri problemi di commercio illegale di alcolici, lui voleva provare a migliorare la vita della comunità. Questo almeno mi è stato raccontato».

O.C.: Puoi dirci cosa ti ha detto tuo padre riguardo il suo incontro con lo strano essere?

L.G.: «Permettimi di dirti che lui insiste che un uomo non è in grado di correre o saltare come faceva quella “cosa”, e il materiale che aveva addosso non era simile a nient’altro che lui potesse mai aver visto. Questo accadde prima della mia nascita, ma ho letto i giornali e anche dopo quarant’anni la storia è identica».

O.C.: Lena, molta gente pensa che tuo padre fu vittima di uno scherzo, altri che tuo padre stesso ideò tutta la storia per cercare notorietà. Qual è la tua opinione?

L.G.: «Io penso che le cose siano andate come ha spiegato lui. Ma certi “stupidi” si sono approfittati di mio padre e hanno negato tutto per rovinare la sua reputazione, e gli hanno pure bruciato la casa per costringerlo a lasciare la città. Io difendo mio padre e crederò ciecamente al suo racconto quale verità, finché qualcuno non riuscirà a provare il contrario. Ho trentasette anni, e in tutta la mia vita non ho mai sentito mio padre mentire su qualcosa, nè ho mai sentito la storia cambiare di un particolare. Tutto questo ancora lo sconcerta, per via di ciò che ha visto e delle cose che sono state dette sul suo conto. Tutto ha avuto inizio da una cosa detta per scherzo da qualcuno, sebbene oggi nessuno verrà a dire chi è stato a dirla, e credo proprio si tratti di una bugia. Mio padre vide qualcosa quella notte, e se si fosse trattato di un uomo, l’avrebbe riconosciuto. Ma non era un uomo».

O.C.: La sera del 17 ottobre del 1973 una donna telefonò a casa di tuo padre dicendo che qualcosa era atterrato in un terreno, di proprietà di un certo Bobby Summerford, vicino alla sua casa. Tuo padre riconobbe la voce della donna? E perché la stessa telefonò a casa di tuo padre, anziché alla stazione di polizia?

L.G.: «Falkville è una piccola cittadina, dove tutti conoscono tutti e si fanno gli affari di tutti. Non so chi fosse la donna che chiamò dicendo di aver visto qualcosa, ma credo che conoscesse papà e che lo avesse chiamato perché sapeva che era in casa. Papà prese la sua macchina fotografica, perché diceva sempre, dal suo addestramento, che quando accade qualcosa spesso ci si dimentica di portarne una».

O.C.: Ecco, hai citato in chiusura della tua precedente risposta il particolare della macchina fotografica, era un suo “modus operandi”?

L.G.: «Da quello che mi ha raccontato, portarsi dietro una macchina fotografica quando veniva chiamato per eventi insoliti era parte del suo addestramento. La donna disse che qualcosa era atterrato, o si era schiantato, e aveva agitato tutto il bestiame. Così papà saltò sul suo furgone per recarsi sul posto a investigare, e percorrendo una strada sterrata vide qualcuno o qualcosa davanti a lui. Scese dall’auto per cercare di parlarci, ma non ebbe risposta. Quando papà scattò una foto, la “cosa” si voltò e cominciò a correre. Papà iniziò a seguirla con l’auto, ma quella andava troppo veloce, e a un certo punto spiccò due salti e raggiunse l’altro lato della strada, che era a circa due metri di distanza. Poi sparì nei boschi. Papà disse che nessun essere umano avrebbe potuto compiere un salto simile. Non capisco perché la gente se interessi alla sua storia, dopo tutti questi anni e dopo che gli hanno fatto perdere tutto, prendendosi gioco di lui e bruciandogli la casa per cacciarlo dalla città. Perché adesso vogliono credergli?».

O.C.: Beh, per rispondere alla tua domanda, a fronte delle già enunciate ipotesi suggerite dagli scettici, ci sono anche persone che credono a tuo padre, al suo racconto dei fatti. E, a proposito, lui ha avuto paura nel trovarsi di fronte alla creatura?

L.G.: «Oddio, non era uno scherzo, lui non si è inventato niente. No, non era spaventato».

O.C.: Ho letto da più parti che la famosa telefonata si riferiva all’atterraggio, o allo schianto, di un UFO, tant’è che viene ipotizzato da molti che la macchina fotografica venne presa da tuo padre con la speranza di fotografare un eventuale velivolo alieno…

L.G.: «La chiamata non era per un UFO; la donna aveva parlato di un atterraggio o uno schianto pensando a un aereo, così mi ha raccontato papà».

O.C.: Lena, hai già ricordato che tuo padre perse tutto, ma ciò non gli ha fatto, ancor oggi, cambiare la versione di quanto accadutogli…

L.G.: «Sì. Qualcuno bruciò completamente la sua roulotte, sua moglie lo lasciò e poi perse anche il lavoro, ma ancora oggi continua a dire che non si trattava di un essere umano».

O.C.: La moglie di tuo padre, all’epoca dei fatti, è tua madre?

L.G.: «No. Dopo che tutto tornò alla normalità papà iniziò a lavorare nell’edilizia, poi conobbe mia mamma e si risposò».

O.C.: L’essere “non umano” visto da tuo padre lo possiamo definire un “alieno”?

L.G.: «Non lo ha mai chiamato “alieno”, che io sappia, lo ha definito “non umano” o qualcosa del genere. Ho chiesto a papà cosa potesse essere, ma lui ha sempre scosso le spalle come a dire: “Non lo so”».

O.C.: Di tutta la vicenda rimane come unica certezza la presenza delle famose quattro foto scattate da tuo padre allo strano essere. Sono state giudicate autentiche, giusto?

L.G.: «Sì, è vero».

O.C.: Quindi, se all’autenticità delle foto aggiungiamo l’attuale, ancora decisa, convinzione di tuo padre riguardo alla veridicità della storia, potremmo ipotizzarla come una prova della presenza di un essere che mi sento di definire “alieno” (5)?

L. G.: «Sì, le foto sono autentiche, e sì sono le uniche foto. Se ancora oggi chiedo a papà se sono autentiche, lui mi risponde di sì».

O. C.: Le foto sono in tuo possesso?

L. G.: «No, ma so dove sono»

È interessante notare che i negativi, studiati dal MUFON, sembrano mostrare anche un “disco volante” che Greenhaw non ha mai affermato di aver fotografato. Forse le immagini sul foglio di contatto rappresentano un altro caso MUFON non correlato all’incidente di Falkville; o (come sembra essere il caso in entrambi gli eventi autenticamente inspiegabili o beffa totale) forse c’è più di questa storia di quanto è stato detto in precedenza. Ho chiesto a Lena Greenhaw di farsi confermare da papà Jeff quanto da lui detto a proposito della presenza del “disco volante”. Ecco la risposta: «He says he didn’t photograph anything other than the being». (“Lui dice di non aver fotografato niente altro che l’essere”).

NOTE 1 - La sera di giovedì 11 ottobre 1973 Charles Hickson e Calvin Parker, operai di un cantiere navale rispettivamente di quarantadue e diciannove anni, stavano pescando con la lenza sulla riva ovest del fiume Pascagoula, nel Mississippi (USA). A un certo punto sentirono un suono simile a un ronzio o a un sibilo, e videro due luci blu lampeggianti. Nel cercare di capire di cosa si trattasse, si accorsero che un velivolo a forma di sigaro sormontato da una cupola, lungo fra i nove e i dodici metri e alto quasi tre, era apparso improvvisamente vicino a loro. Il velivolo sembrava levitare a circa sessanta centimetri dal suolo.

2 - Tecnico di manutenzione di aeromobili della Marina degli Stati Uniti d’America per dieci anni, e della Guardia Nazionale dell’Esercito per due, dopo aver prestato servizio nell’operazione “Desert  Storm” del 1991, la sua passione per l’astronomia lo ha portato a indagare su una serie di fenomeni inspiegabili, alcuni da lui stesso vissuti in prima persona. Alan Caviness è un ricercatore del paranormale di lungo corso, certificato dal MUFON come investigatore sul campo UFO già a partire dal 2000. Per ulteriori informazioni si veda il suo sito: www.cavinessreport.com.

3 - Famoso ufologo del West Virginia, Chris Evans studia il mistero UFO/alieni da anni. All’attivo ha diverse pubblicazioni, tra le quali spiccano “Alien Conspiracy: Unraveling the UFO/Alien Mystery” (Alarm Clock Publishing, Cerdeo 2003) e “Aliens & Ufos: Out-of-this-world Experiences & Alien Encounters” (Carlton Books Ltd, Londra 2009).

4 - Giornalista, scrittore, sceneggiatore, regista, illustratore grafico, web designer e produttore televisivo, ha lavorato per “Viacom” e “MTV”. Rob Morphy è attualmente illustratore sia per “Mysterious Universe” che per “American Monsters”, di cui è co-creatore e proprietario con Marc Storrs. 

5 - La mia stessa considerazione fu fatta dal ricercatore e scrittore Antonio Ribera, ritenuto il “padre” dell’ufologia in Spagna, che disse «Se le foto di Greenhaw erano veramente autentiche (una possibilità che non dovremmo escludere), il documento avrebbe valore straordinario. Sarebbe l’unica fotografia che avremmo di un essere dallo spazio, di un alieno!».

Una delle quattro foto del “Metal Man” incontrato da Jeff Greenhaw e scattate dallo stesso.

I negativi, studiati dal MUFON, sembrano mostrare anche un “disco volante” che Greenhaw non ha mai affermato di aver fotografato. 


 


 

 


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