IL “METAL MAN” DI JEFF
di Osvaldo Carigi
Il giovane sceriffo Jeff Greenhaw è nella sua casa quando riceve una strana telefonata. Una donna, con voce quasi isterica, dice di aver visto qualcosa atterrare in un campo vicino, di proprietà di un certo Bobby Summerford. Pur essendo fuori servizio, Greenhaw decide di dare un’occhiata per verificare la veridicità della denuncia, portando con sé anche una macchina fotografica. Arrivato sul luogo del presunto incidente, dopo un’attenta perlustrazione, prende atto che non vi è traccia dell’accaduto testimoniato dalla donna e decide di tornare a casa, non prima però di compiere un ulteriore scrupoloso giro di ricognizione intorno alla scena del fantomatico atterraggio. In un sentiero adiacente avviene l’incontro che, come vedremo, cambierà la sua vita. Una figura gli sbarra la strada. Greenhaw descrive così quell’improvvisa, inaspettata situazione: «Sembrava che la sua testa e il suo collo fossero uniti... era “metallico” e davvero brillante, qualcosa simile allo scintillio del mercurio o del nickel, ma era altrettanto liscio, come il vetro - se ci fossero state spigolature avrebbe emanato un’illuminazione diversa - [...] quando l’ho visto in piedi in mezzo alla strada, ho fermato immediatamente la macchina e gli ho chiesto se fosse uno straniero, ma dalla sua bocca non è uscito alcun suono». L’essere inizia ad avvicinarsi a Greenhaw il quale, pur rendendosi conto dell’insolito aspetto dello sconosciuto, accende i lampeggianti della propria macchina di servizio e prende la macchina fotografica scattando quattro foto al misterioso personaggio, che, forse abbagliato dai lampeggianti e dalle luci della macchina di servizio dello sceriffo, si volta e inizia a correre «più velocemente di qualsiasi essere umano abbia mai visto», come commenterà successivamente Greenhaw. Prontamente lo sceriffo salta in macchina, deciso a inseguire la strana figura, ma nell’eccitazione del momento accelera così tanto in partenza che perde il controllo del mezzo finendo in un fosso. Dopo alcune manovre Greenhaw riesce a rimettersi sulla strada e a perlustrare attentamente la zona circostante guardando in tutte le direzioni, ma dell’essere non vi è più traccia: sparito nel nulla. L’incontro con quello che passerà alla storia come il “Metal Man” di Falkville risultò fatale al giovane sceriffo: screditato e deriso fu costretto a lasciare il corpo di polizia, il suo matrimonio fallì e per finire gli bruciarono la casa e l’automobile privata. Secondo molti Greenhaw fu vittima di uno scherzo, secondo altri tutta la vicenda fu ideata e portata a termine dallo stesso sceriffo, insieme a un complice travestito da “Metal Man”, in cerca di notorietà. La veridicità dell’accaduto viene invece sposata da alcuni ufologi, che ritengono l’essere visto e fotografato da Greenhaw un esploratore robotico sceso da una “navicella extraterrestre”. Come visto, le reazioni di scherno allo strano incontro ravvicinato del terzo tipo ideato da buontemponi del posto non sono una novità: basti pensare, ad esempio, al caso del poliziotto Lonnie Zamora di Socorro anch’esso “accusato” di essere vittima di uno scherzo perpetrato ai suoi danni da liceali locali. Ben più grave risulta, a mio modesto parere, l’accusa mossa a Greenhaw quale autore di tutta la messinscena a scopo pubblicitario. Secondo una corrente di pensiero all’interno di questa teoria, il buon poliziotto di Falkville sarebbe stato “suggestionato” dall’allora recentissima vicenda di Pascagoula (1) e dall’improvvisa notorietà abbattutasi sulle due “vittime” Charles Hickson e Calvin Parker, prelevati a forza e condotti all’interno di un’astronave da robot, secondo alcuni simili nell’aspetto al “Metal Man”. Se l’ipotesi della “truffa” corrispondesse a verità, per Greenhaw, sarebbe il più clamoroso degli autogol alla uce del disastroso finale della storia, sebbene la tanto agognata notorietà mediatica si sia realizzata, anche se a caro prezzo… E le foto? Risulteranno autentiche, esaminate dal “Mutual UFO Network” (MUFON), un ente di ricerca. Particolare curioso, sui negativi, e non sulle stampe delle foto, si notano alcune immagini simili a UFO. Per dovere di cronaca, mi corre l’obbligo di ricordare che il 1973 negli USA fu un anno particolarmente “vivo” dal punto di visto ufologico. Oltre al caso in argomento e alla citata abduction di Pascagoula (11 ottobre 1973), che detto per inciso già da soli basterebbero a ricordare l’anno in cui si svolsero, vi furono molte segnalazioni di avvistamenti di strane luci e oggetti di più che sospetta natura non terrestre. Spesso “spiegati” nei modi “consueti”, per non parlare di incontri più o meno ravvicinati con “esseri non di questo mondo” a detta dei testimoni, quale frutto di allucinazioni, scherzi, “combine” a scopo pubblicitario, e chi più ne ha più ne metta, in nome del sempre presente scetticismo pronto a “smontare” ogni episodio apparentemente inspiegabile. Indubbiamente la vicenda trattata in questo articolo è una delle mie preferite, tanto da indurmi a investigare, sondando inizialmente il terreno dell’ufologia per conoscere il parere sul “Metal Man” di Falkville di amici ricercatori non certamente avvezzi a “giustificare” ad ogni costo casi a loro proposti e/o trattati personalmente. Ecco cosa mi hanno detto:
ALAN CAVINESS
(2): «Ho visto questa foto in passato e non ho mai pensato che fosse la foto
autentica di un vero alieno. Sembra un essere umano all’interno di una tuta
coperta di carta stagnola! Gli alieni dovrebbero essere in grado di evitare di
essere fotografati, a meno che non lo vogliano... A dire il vero non ho mai
visto una presunta foto di un alieno che sembrasse autentica. Anche se è
possibile che questa foto lo sia, devo dire che ne dubito seriamente. Questa è
solo la mia opinione. Spero che aiuti». CHRIS EVANS (3): «Personalmente credo
nella veridicità della vicenda. Greenhaw ha perso il lavoro e la famiglia, ma
non ha mai smentito quanto accadutogli, nonostante molte persone di sua
conoscenza gli abbiano voltato le spalle. Non aveva motivo di mentire, non ha
guadagnato nulla da questa storia».
ROB MORPHY (4):
«Circa la veridicità del presunto incontro con l’alieno è difficile dare una
risposta. Devo ammettere che gran parte delle prove circostanziali sembra
indicare una bufala mal concepita, ma d’altra parte potrebbe essere stato
davvero un incontro extraterrestre e tale avvenimento avrebbe provocato una
striscia di sfortune per Greenhaw. Preferisco
mantenere una mente aperta, ma se oggettivamente guardo le prove, tendo a
propendere per una montatura. Greenhaw fu probabilmente istigato a emulare fama
e onori di Charles Hickson e Calvin Parker del caso Pascagoula».
Storie di UFO
con Lena Greenhaw
Preso atto dei
precedenti pareri, sono passato alla successiva fase di ricerca, ovvero
avvicinarmi il più possibile alla “fonte” di tutta la vicenda del “Metal Man”
di Falkville, per “scovare” Jeff Greenhaw e cercare di intervistarlo, ben
sapendo che l’ex sceriffo era assolutamente restio a rilasciare dichiarazioni
sulla sua esperienza. La “svolta” avvenne quando nel forum di un sito ufologico
da me frequentato proprio in relazione al “Metal Man” di Falkville, comparve il
commento di una certa Lena che ringraziava l’amministratore per il serio
interessamento al caso in questione: «I just want to say thank u Chris. For
writing the truth. My dad has been thru enough», (“Voglio ringraziarti Chris.
Per aver scritto la verità. Mio padre è stato altrettanto sincero”). «Hi Lena -
risposta dell’amministratore - I just noticed your surname, you are his
daughter right? You don’t have to thank me, we always stick to what we believe
is the truth here! », (“Ciao Lena, ho notato il tuo cognome, tu sei la figlia,
giusto? Non devi ringraziarmi, noi siamo soliti dare risalto qui a ciò che
crediamo sia vero!”). Lena era la figlia di Jeff Greenhaw e da allora ogni mio
tentativo di ricerca si focalizzò su questa donna, nella speranza di
contattarla e chiederle di rilasciarmi un’intervista. Dopo vari ed estenuanti
tentativi sono riuscito a rintracciarla via e-mail. Mi sono presentato
chiedendole se era disposta a parlarmi della vicenda che vide protagonista suo
padre e questa fu la sua prima risposta: «Sai, in tanti hanno cercato di
intervistare mio padre, ma lui non è interessato, per via delle cose che gli
sono accadute dal giorno in cui scrisse quel rapporto sui fatti; ma io credo a
ciò che ha detto, perché l’ho visto nei suoi occhi. Non poteva essere una
montatura o una storia inventata. E poiché credeva alla sua storia, papà ha
perso tutto». Non mi sono perso d’animo e ho reiterato le mie richieste,
specificando che l’intervista sarebbe stata pubblicata, in esclusiva, su un
importante magazine ufologico italiano, “XTimes”, e dopo qualche ulteriore
tentennamento, finalmente, ha accettato di rispondere alle mie domande… OSVALDO
CARIGI (O.C.): Lena, secondo te perché molti non hanno creduto e non credono
alla storia di tuo padre?
LENA GREENHAW
(L.G): «Forse non avevano simpatia per lui e non apprezzavano i cambiamenti che
stava portando a Falkville. Ecco perché oggi nessuno ne vuole parlare».
O.C.: Quali
erano queste modifiche che stava apportando a Falkville?
L.G.: «Non ne
sono sicurissima, ma so che era stato nominato sceriffo da poco, e poiché in
quel luogo c’erano seri problemi di commercio illegale di alcolici, lui voleva
provare a migliorare la vita della comunità. Questo almeno mi è stato
raccontato».
O.C.: Puoi
dirci cosa ti ha detto tuo padre riguardo il suo incontro con lo strano essere?
L.G.:
«Permettimi di dirti che lui insiste che un uomo non è in grado di correre o
saltare come faceva quella “cosa”, e il materiale che aveva addosso non era
simile a nient’altro che lui potesse mai aver visto. Questo accadde prima della
mia nascita, ma ho letto i giornali e anche dopo quarant’anni la storia è
identica».
O.C.: Lena,
molta gente pensa che tuo padre fu vittima di uno scherzo, altri che tuo padre
stesso ideò tutta la storia per cercare notorietà. Qual è la tua opinione?
L.G.: «Io penso
che le cose siano andate come ha spiegato lui. Ma certi “stupidi” si sono
approfittati di mio padre e hanno negato tutto per rovinare la sua reputazione,
e gli hanno pure bruciato la casa per costringerlo a lasciare la città. Io
difendo mio padre e crederò ciecamente al suo racconto quale verità, finché
qualcuno non riuscirà a provare il contrario. Ho trentasette anni, e in tutta
la mia vita non ho mai sentito mio padre mentire su qualcosa, nè ho mai sentito
la storia cambiare di un particolare. Tutto questo ancora lo sconcerta, per via
di ciò che ha visto e delle cose che sono state dette sul suo conto. Tutto ha
avuto inizio da una cosa detta per scherzo da qualcuno, sebbene oggi nessuno
verrà a dire chi è stato a dirla, e credo proprio si tratti di una bugia. Mio
padre vide qualcosa quella notte, e se si fosse trattato di un uomo, l’avrebbe
riconosciuto. Ma non era un uomo».
O.C.: La sera
del 17 ottobre del 1973 una donna telefonò a casa di tuo padre dicendo che
qualcosa era atterrato in un terreno, di proprietà di un certo Bobby
Summerford, vicino alla sua casa. Tuo padre riconobbe la voce della donna? E
perché la stessa telefonò a casa di tuo padre, anziché alla stazione di
polizia?
L.G.:
«Falkville è una piccola cittadina, dove tutti conoscono tutti e si fanno gli
affari di tutti. Non so chi fosse la donna che chiamò dicendo di aver visto
qualcosa, ma credo che conoscesse papà e che lo avesse chiamato perché sapeva
che era in casa. Papà prese la sua macchina fotografica, perché diceva sempre,
dal suo addestramento, che quando accade qualcosa spesso ci si dimentica di
portarne una».
O.C.: Ecco, hai
citato in chiusura della tua precedente risposta il particolare della macchina
fotografica, era un suo “modus operandi”?
L.G.: «Da
quello che mi ha raccontato, portarsi dietro una macchina fotografica quando
veniva chiamato per eventi insoliti era parte del suo addestramento. La donna
disse che qualcosa era atterrato, o si era schiantato, e aveva agitato tutto il
bestiame. Così papà saltò sul suo furgone per recarsi sul posto a investigare,
e percorrendo una strada sterrata vide qualcuno o qualcosa davanti a lui. Scese
dall’auto per cercare di parlarci, ma non ebbe risposta. Quando papà scattò una
foto, la “cosa” si voltò e cominciò a correre. Papà iniziò a seguirla con
l’auto, ma quella andava troppo veloce, e a un certo punto spiccò due salti e
raggiunse l’altro lato della strada, che era a circa due metri di distanza. Poi
sparì nei boschi. Papà disse che nessun essere umano avrebbe potuto compiere un
salto simile. Non capisco perché la gente se interessi alla sua storia, dopo
tutti questi anni e dopo che gli hanno fatto perdere tutto, prendendosi gioco
di lui e bruciandogli la casa per cacciarlo dalla città. Perché adesso vogliono
credergli?».
O.C.: Beh, per
rispondere alla tua domanda, a fronte delle già enunciate ipotesi suggerite
dagli scettici, ci sono anche persone che credono a tuo padre, al suo racconto
dei fatti. E, a proposito, lui ha avuto paura nel trovarsi di fronte alla
creatura?
L.G.: «Oddio,
non era uno scherzo, lui non si è inventato niente. No, non era spaventato».
O.C.: Ho letto
da più parti che la famosa telefonata si riferiva all’atterraggio, o allo
schianto, di un UFO, tant’è che viene ipotizzato da molti che la macchina
fotografica venne presa da tuo padre con la speranza di fotografare un
eventuale velivolo alieno…
L.G.: «La
chiamata non era per un UFO; la donna aveva parlato di un atterraggio o uno
schianto pensando a un aereo, così mi ha raccontato papà».
O.C.: Lena, hai
già ricordato che tuo padre perse tutto, ma ciò non gli ha fatto, ancor oggi,
cambiare la versione di quanto accadutogli…
L.G.: «Sì.
Qualcuno bruciò completamente la sua roulotte, sua moglie lo lasciò e poi perse
anche il lavoro, ma ancora oggi continua a dire che non si trattava di un
essere umano».
O.C.: La moglie
di tuo padre, all’epoca dei fatti, è tua madre?
L.G.: «No. Dopo
che tutto tornò alla normalità papà iniziò a lavorare nell’edilizia, poi
conobbe mia mamma e si risposò».
O.C.: L’essere
“non umano” visto da tuo padre lo possiamo definire un “alieno”?
L.G.: «Non lo
ha mai chiamato “alieno”, che io sappia, lo ha definito “non umano” o qualcosa
del genere. Ho chiesto a papà cosa potesse essere, ma lui ha sempre scosso le
spalle come a dire: “Non lo so”».
O.C.: Di tutta
la vicenda rimane come unica certezza la presenza delle famose quattro foto
scattate da tuo padre allo strano essere. Sono state giudicate autentiche,
giusto?
L.G.: «Sì, è
vero».
O.C.: Quindi,
se all’autenticità delle foto aggiungiamo l’attuale, ancora decisa, convinzione
di tuo padre riguardo alla veridicità della storia, potremmo ipotizzarla come
una prova della presenza di un essere che mi sento di definire “alieno” (5)?
L. G.: «Sì, le
foto sono autentiche, e sì sono le uniche foto. Se ancora oggi chiedo a papà se
sono autentiche, lui mi risponde di sì».
O. C.: Le foto
sono in tuo possesso?
L. G.: «No, ma
so dove sono»
È interessante
notare che i negativi, studiati dal MUFON, sembrano mostrare anche un “disco
volante” che Greenhaw non ha mai affermato di aver fotografato. Forse le
immagini sul foglio di contatto rappresentano un altro caso MUFON non correlato
all’incidente di Falkville; o (come sembra essere il caso in entrambi gli
eventi autenticamente inspiegabili o beffa totale) forse c’è più di questa
storia di quanto è stato detto in precedenza. Ho chiesto a Lena Greenhaw di
farsi confermare da papà Jeff quanto da lui detto a proposito della presenza del
“disco volante”. Ecco la risposta: «He says he didn’t photograph anything other
than the being». (“Lui dice di non aver fotografato niente altro che
l’essere”).
NOTE 1 - La
sera di giovedì 11 ottobre 1973 Charles Hickson e Calvin Parker, operai di un
cantiere navale rispettivamente di quarantadue e diciannove anni, stavano
pescando con la lenza sulla riva ovest del fiume Pascagoula, nel Mississippi
(USA). A un certo punto sentirono un suono simile a un ronzio o a un sibilo, e
videro due luci blu lampeggianti. Nel cercare di capire di cosa si trattasse,
si accorsero che un velivolo a forma di sigaro sormontato da una cupola, lungo
fra i nove e i dodici metri e alto quasi tre, era apparso improvvisamente
vicino a loro. Il velivolo sembrava levitare a circa sessanta centimetri dal
suolo.
2 - Tecnico di
manutenzione di aeromobili della Marina degli Stati Uniti d’America per dieci
anni, e della Guardia Nazionale dell’Esercito per due, dopo aver prestato
servizio nell’operazione “Desert Storm”
del 1991, la sua passione per l’astronomia lo ha portato a indagare su una
serie di fenomeni inspiegabili, alcuni da lui stesso vissuti in prima persona.
Alan Caviness è un ricercatore del paranormale di lungo corso, certificato dal
MUFON come investigatore sul campo UFO già a partire dal 2000. Per ulteriori
informazioni si veda il suo sito: www.cavinessreport.com.
3 - Famoso
ufologo del West Virginia, Chris Evans studia il mistero UFO/alieni da anni.
All’attivo ha diverse pubblicazioni, tra le quali spiccano “Alien Conspiracy:
Unraveling the UFO/Alien Mystery” (Alarm Clock Publishing, Cerdeo 2003) e
“Aliens & Ufos: Out-of-this-world Experiences & Alien Encounters”
(Carlton Books Ltd, Londra 2009).
4 - Giornalista, scrittore, sceneggiatore, regista, illustratore grafico, web designer e produttore televisivo, ha lavorato per “Viacom” e “MTV”. Rob Morphy è attualmente illustratore sia per “Mysterious Universe” che per “American Monsters”, di cui è co-creatore e proprietario con Marc Storrs.
5 - La mia
stessa considerazione fu fatta dal ricercatore e scrittore Antonio Ribera,
ritenuto il “padre” dell’ufologia in Spagna, che disse «Se le foto di Greenhaw
erano veramente autentiche (una possibilità che non dovremmo escludere), il
documento avrebbe valore straordinario. Sarebbe l’unica fotografia che avremmo
di un essere dallo spazio, di un alieno!».
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